Stanchezza mentale: perché anche lavorare seduti affatica?

Stanchezza mentale: perché anche lavorare seduti affatica?

2017-09-05T10:11:13+00:00 5 settembre 2017|
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stanchezza-mentaleStanchezza. Ne esistono di vari tipi e con origini differenti. C’è la stanchezza fisica, ovvero quella che avvertiamo dopo essere stati in palestra, e la stanchezza dovuta al sonno perso. Esiste poi la stanchezza mentale, quella di cui spesso si lamenta l’impiegato da scrivania. Ebbene, è ormai consolidato che non solo i lavori fisici possano affaticare: anche la vita del lavoratore seduto per tutto il giorno alla propria sedia può generare un forte bisogno di riposo fisico. Ma perché il lavoro sedentario stanca? 

Secondo il Dottor Steven Henry Feinsilver del Lenox Hill Hospital di New York, Specialista in Medicina del sonno e malattie polmonari, non è ovviamente lo star seduti a generare affaticamento di per sé, quanto lo svolgimento di attività mentalmente impegnative. Il responsabile di tutto, guarda caso, è il cervello. La risoluzione di un lungo problema di matematica o la stesura di un report complesso portano il nostro cervello a consumare anche il 20% dell’energia corporea, sotto forma di ossigeno e consumo calorico. E sebbene la nostra materia grigia costituisca solo il 2% del corpo umano adulto, essa da sola è comunque in grado di consumare più ossigeno di quel che fanno i nostri muscoli quando andiamo a correre.
Ne consegue che scrivere un testo letterario aulico o svolgere un compito particolarmente difficile affatichino quanto uno sforzo fisico. 

A tal proposito, il Dottor Curtis William Reisinger, Psicologo, sostiene inoltre che la nostra sensazione di stanchezza sia condizionata anche da quella di chi ci è vicino, come ad esempio un collega, essendo il cervello in grado di anticipare le sensazioni. 

L’argomento è approfondito da Lisa Feldman Barrett, Docente di Psicologia presso la Northeastern University di Boston, nel libro How Emotions are Made: The Secret Life of the Brain, dove viene indagata la relazione fra emozioni e cervello, in particolare sul ruolo che quest’ultimo svolge rispetto alla presunta incontrollabilità delle emozioni. Secondo l’Autrice, il cervello sarebbe in realtà l’assoluto regista delle nostre sensazioni, un vero maestro dell’inganno, un mago che dirige qualunque aspetto venga a crearsi dentro di noi: tristezza, gioia, sorpresa, e per generare tali emozioni il cervello si servirebbe dei ricordi passati.

Ecco allora spiegato il meccanismo secondo cui il cervello riuscirebbe ad anticipare le nostre sensazioni: esso farebbe leva sul vissuto personale per anticipare gli ipotetici scenari che la vita ci riserva. 

L’uomo sarebbe inconsciamente preparato alle differenti possibilità che l’ambiente esterno offre, ivi compresa la stanchezza indotta da una persona affaticata che si trova accanto a lui.

Se vi capitasse dunque di avvertire grande stanchezza anche dopo aver passato le vostre otto ore di lavoro seduti, niente paura: colpa del cervello, che ha lavorato insieme a voi, o magari di un collega più stanco di voi.   

 

Fonti: Northeastern.edu, Nymag.com, Lisafeldmanbarrett.com

 

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