Un quarto della popolazione in un modo o in un altro si rivolge al settore dell’erboristeria in maniera appropriata o meno. Quindi, anche se ipoteticamente non servisse a nulla, io politico, io gestore della salute, io amministratore locale o regionale o nazionale, io accademia, devo per forza di cose interessarmi di questa realtà. Non posso far finta di niente e lasciare che le cose vadano come vanno. Non posso trascurare il settore

lasciando intendere di fatto che si tratta di una marginalità culturale, di una realtà extra-sistema salute, perché invece c’è dentro fino al collo. Non posso io università sfornare laureati nel settore senza preoccuparmi delle loro reali possibilità di impiego: la maggior parte dei laureati in tecniche erboristiche formati alle facoltà di farmacia sono a spasso, senza lavoro. E nessuno se ne preoccupa. Talvolta si scredita il settore dicendo o lasciando pensare che è gestito da personale non competente o poco competente, ora poi si cerca anche di abrogare una legge sull’erboristeria, l’unica esistente dicendo che è vecchia, di fatto sperando di eliminare così il “problema” erboristeria. Invece di valorizzare al meglio il settore, invece di migliorare semmai la legge se inadeguata. Nessuna proposta costruttiva. Esistono erboristerie gestite anche per decine di anni da personale senza un titolo di studio adeguato? prima di farla chiudere, semmai, tu politico affianca a quell’erborista, magari pieno di esperienza, conoscenza e saggezza popolare, un giovane laureato senza lavoro, pagalo magari sfruttando progetti europei. Esiste il progetto “Giovani sì” che consentirebbe da subito un’operazione concreta e utile a tutti… I medici di famiglia sono più o meno ignoranti in tema di fitoterapia e fitovigilanza? Obbligali ad avere nei loro corsi di aggiornamento insegnamenti specifici, i farmacisti non sono preparati alle conoscenze della moderna tecnologia farmaceutica? Idem, aggiornali. Ecco allora che il progetto “Erbe, giovani sì”, realizzabile fin da subito, diventa la nostra prima piccola ma concreta proposta per politici illuminati che volessero pensare sia ai laureati senza lavoro sia a quel 25% della nostra popolazione che si cura con le erbe.

Fabio Firenzuoli
Direttore del Cerfit
Centro di riferimento per la Fitoterapia
Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi
Università degli Studi di Firenze