Come ogni anno, la rivista “Nature” ha selezionato dieci personaggi che si sono distinti per i risultati scientifici ottenuti nel corso del 2014. A dimostrazione del fatto che “la scienza è uno sforzo umano”, come sostenuto da Helen Pearson, uno dei caporedattori della rivista, la scelta è avvenuta tenendo conto dell’importanza intrinseca del lavoro svolto e dell’impegno profuso. Ad aprire la lista è Andrea Accomazzo, il direttore di volo della missione Rosetta

Andrea Accomazzo ha coordinato la discesa del lander Philae sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo un viaggio di 6,4 miliardi di chilometri. Il momento più drammatico della missione è stato quello in cui il team operativo di Rosetta ha dovuto controllare la manovra di atterraggio di Philae, avvenuto a soli 120 metri dal punto prescelto.

2° Suzanne Topalian, della Johns Hopkins University a Baltimore, il cui lavoro è stato fondamentale per trasferire dal laboratorio alla clinica l’immunoterapia del cancro. La Topalian ha in particolare contribuito a mettere a punto un farmaco della classe dei cosiddetti PD-1 – inibitori che permettono alle cellule T di aggredire i tumori con maggiore efficacia – che la FDA statunitense ha approvato per il trattamento del melanoma avanzato.

Radhika Nagpal, della Harvard University a Cambridge, Massachusetts, che dirige un gruppo di ricerca che ha contribuito ai rapidi progressi compiuti nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica. Quest’anno, Nagpal e i suoi collaboratori hanno creato un piccolo esercitio di “Kilobot” che riescono a eseguire collettivamente compiti complessi.

Sheik Humarr Khan, direttore del Kenema Government Hospital della Sierra Leone, che come medico e ricercatore si è dedicato alla comprensione e alla lotta contro l’Ebola, e che è morto a causa di quella malattia nel mese di luglio.

David Spergel, astrofisico della Princeton University, che ha individuato i problemi e le debolezze che nell’analisi che aveva condotto alcuni fisici ad affermare che i dati raccolti da BICEP2 rappresentavano la scoperta delle onde gravitazionali prodotte dall’universo appena nato.

Maryam Mirzakhani, della Stanford University, la prima donna a vincere la prestigiosa Fields Medal (il cosiddetto “premio Nobel” per la matematica) dalla sua istituzione nel 1936. La risoluzione di una complesso problema a cavallo di geometria, topologia e teoria dei sistemi dinamici che l’ha tenuta impegnata per dieci anni. Con il valore aggiunti di lavorare in un contesto – la comunità dei matematici – in cui le donne sono ancora troppo rare.

Masayo Takahashi, del RIKEN Center for Developmental Biology a Kobe, in Giappone, che ha fatto fare progressi alla ricerca sulle staminali conducendo il primo studio clinico su cellule della retina derivate da staminali pluripotenti indotte (iPS).

8° Kopillil Radhakrishnan, dell’Indian Space Research Organisation, che ha diretto la missione che ha messo in orbita attorno a Marte il satellite Mangalyaan facendo entrare l’India nell’esclusivo club di paesi che sono riusciti in una simile impresa.

9° Sjors Scheres, del MRC Laboratory of Molecular Biology a Cambridge, in Gran Bretagna, che nell’ambito della cristallografia a raggi X ha sviluppato una tecnica, divenuta nota come microscopia cryo-elettrone (o cryo-EM), essenziale per svelare le più minute strutture del macchinario cellulare.

10° Pete Frates, l’ex giocatore di baseball affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che ha contribuito a lanciare l’Ice Bucket Challenge, la sfida delle “secchiate ghiacciate” che ha raccolto numerose donazioni a favore della ricerca su questa malattia.

 

Fonte: Le Scienze

La classifica sulla rivista Nature