I messaggi pubblicitari cercano in ogni modo di accattivare la nostra attenzione ed indirizzarci a volte in maniera fuorviante nell’acquisto di un prodotto.
Le pubblicità riguardanti prodotti alimentari spesso generano nei bambini e negli adolescenti effetti non molto positivi per quanto riguarda le loro attitudini alimentari.
A supporto di questo, uno studio condotto dai ricercatori del Darmouth College e appena pubblicato su Cerebral Cortex ha dimostrato che negli adolescenti di età compresa tra i 12 e 16 anni di fronte alla pubblicità di un cibo goloso si attivano non solo e soltanto le aree celebreli del’attenzione, della ricompensa e del gusto, ma anche le cortecce sensoriali e motorie della regione della bocca,come se i soggetti si stessero immaginando nell’atto di consumare le pietanze.
Gli adolescenti sono stati osservati attraverso un apparecchio di risonanza magnetica, mentre guardavano uno sceneggiato televisivo molto noto, The Big Bang Theory, in cui sono state precedentemene insereti messaggi pubblicitari di vari prodotti, alimentari e non e si è scoperto che alcune aree del cervello si attivano in modo sistematico alla vista del cibo.
Inoltre si è notato che il livello di attivazione delle aree cerebrali legate alla ricompensa e alla percezione del gusto insieme alle aree del controllo della bocca è proporzionale al sovrappeso dei soggetti. Si è dunque riscontrata una maggiore risposta nei soggetti obesi.
“Si pensa che il consumo di cibo poco salutare coinvolga un iniziale desiderio di mangiare il cibo tentatore, come una bella fetta di torta, e solo successivamente un programma motorio per metterlo in atto, mangiando” ha spiegato Kristina Rapuano del Dipartimento di Psicologia e scienze del cervello della Dartmouth.
“Le strategie di intervento per combattere il sovrappeso sono volte soprattutto a minimizzare la voglia di cibo, secondo la logica che chi non prova un desiderio, non agirà per soddisfarlo. I nostri risultati suggeriscono che la raffigurazione mentale del comportamento alimentare potrebbe essere un secondo target di possibili interventi: cercare di minimizzare la simulazione del consumo di cibi spazzatura e massimizzare quella di cibi sani potrebbe essere più utile che cercare di sopprimere il desiderio di mangiare”.
Ancora una volta siamo dunque strumentalizzati dalla televisione spazzatura e da pubblicità che ci inducono a cattive abitudini e se per una volta si utilizzassero le pubblicità alimentari per migliorare le nostre abitudini alimentari forse sarebbe per tutti noi un grande passo avanti.
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