La caffeina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi. É presente non solo nel caffè ma anche in altri alimenti e piante, ad esempio la troviamo nella coca-cola, nell’erba mate, nel cioccolato, nel guaranà, in bevande energizzanti a base di cola, ed anche negli analgesici, nei farmaci anticellulite, nei farmaci per malattie da raffredamento.

É da sempre risaputo che la caffeina comporta nell’uomo come negli animali numerose reazioni biologiche. É infatti il farmaco psicoattivo più usato al mondo. Tra i tanti effetti menzioniamo ad esempio le regolazione della funzionalità del sistema cardiovascolare, endocrino e nervoso.

Un recente studio condotto dall’Università di Coimbra, in Portogallo, e pubblicato su ”Proceedings of ther National Accademy of Sciences” dimostra che la caffeina aiuta a combattere lo stress cronico, che può essere il responsabile di disturbi psichiatrici come la depressione e la perdita di memoria.

I ricercatori hanno posto l’attenzione sui principali recettori neuronali su cui agisce la caffeina ed hanno, dunque, confermato che alle alterazioni del comportamento corrispondono delle alterazioni nelle sinapsi – le strutture con cui i neuroni comunicano fra loro – molte delle quali appaiono atrofizzate.

Lo studio è stato condotto su due gruppi di cave da laboratoio, uno dei quali geneticamente modificato in modo da non esprimere i recettori dell’adenosina, detti A2AR, coinvolti nei meccanismi di plasticità sinaptica e l’altro in cui gli stessi recettori sono stati bloccati farmacologicamente.

I risultati ottenuti rivelano che in entrambi i gruppi si hanno comportamenti meno disfunzionali e una memoria migliore, con la sola eccezione di un livello di ansia leggermente più alto nei topi che assumevano caffeina. A questi miglioramenti del comportamento corrispondeva inoltre un minore livello di atrofia sinaptica dei neuroni dell’ippocampo.

Concludendo la ricerca ha rivelato che il caffè aiuta persone soggette a stress cronico prevenendo le alterazioni apportate alle strutture celebrali proprio dallo stress.

I meccanismi molecolari della caffeina ,trovati in seguito a tale studio, aprono dunque la strada a un nuovo possibile approccio alla terapia dei disturbi dell’umore e della memoria indotti dallo stress cronico.

 

Per approfondire: http://www.pnas.org/content/early/2015/06/03/1423088112

 

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