Quando si parla di inquinamento marino, si è portati a pensare subito al petrolio oppure a liquami tossici scaricati in mare dalle industrie. In verità il rifiuto di cui spesso troppo poco si parla e che sta rovinando in maniera irreversibile i nostri mari è la plastica.
Un recente studio dei ricercatori della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation e Hobart, in Australia, e dell‘Imperial College di Londra pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Science” – PNAS, ha lanciato l’allarme sul fatto che il 90% degli uccelli marini ha nello stomaco frammenti plastici e nel giro di trent’anni quasi la totalità degli uccelli si troverà nella stessa condizione.
Questa ricerca è unica nel suo genere perchè oltre ad occuparsi di valutare la percentuale di uccelli che hanno ingerito plastica delinea una mappa globale dei diversi livelli di rischio e rivelava che gli animali che subiscono maggiormente la presenza della plastica è la fauna selvatica che vive nell’Oceano Antartico, tra i bordi meridionali del Australia, del Sud Africa e del Sud America,
“Siamo molto preoccupati per specie come i pinguini e gli albatros giganti, che vivono in queste zone”, ha detto Erik van Sebille, uno degli autori della ricerca.
Il problema fondamentale è la dimensione degli oggetti plastici che, seppur in frammento, risultano ancora troppo grandi, trasportati dalle aree costiere al largo dalle correnti.
Gli uccelli ingolositi dai colori sgarganti degli oggetti, li scambiano per cibo, ingurgitandoli, compromettendo tutto l’apparato gastrointestinale. Spesso la morte soppraggiunge in breve tempo.
Purtroppo le previsioni future non sono assolutamente ottimistiche e infatti i ricercatori rispondono così: “Anche semplici misure possono fare la differenza. Gli sforzi realizzati in Europa per ridurre le perdite di materie plastiche nell’ambiente hanno portato in meno di un decennio a cambiamenti misurabili della plastica presente nello stomaco degli uccelli marini, il che suggerisce che il miglioramento della gestione dei rifiuti è in grado di ridurre la quantità di plastica nell’ambiente in un tempo davvero breve. “
La fonte:
Lo studio
http://www.pnas.org/content/early/2015/08/27/1502108112