Risale a pochi giorni fa la sconvolgente notizia della possibilità di trasmissione del morbo di Alzheimer.
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature e condotto dall’ University College of London ha esaminato tale ipotesi, concludendo che la trasmissione, ovviamente, non avviene tramite il contatto tra persone come una banale influenza, ma attraverso rare procedure mediche.
Si tratta certamente di una notizia che scuote l’opinione comune, a cui si è giunti dopo alcune indagini sul morbo di Creutzfeldt-Jacob, di cui è diventata famosa la nuova variante, ovvero il morbo della mucca pazza. Si tratta di una malattia rara, degenerativa che porta alle demenza ed è causata da modificazioni nel cervello dovute ai prioni, proteine “infettive” che, in modo ancora non ben chiaro, inducono cambiamenti di forma anche nelle proteine normali e portano alla morte dei neuroni. Tale patologia sembra si sia diffusa tramite l’utilizzo dell’ormone della crescita contaminato.

Attualmente il morbo è stato diagnosticato a 200 persone in tutto il mondo, in molte della quali cause della malattia sembrano essere, dunque, cure effettuate da bambini con l’ormone della crescita, che fino al 1985, veniva estratto dall’ipofisi di cadaveri.
In altri pochi casi si suppone che la contaminazione sia legata a procedure neurochirurgiche e trapianti di cornea.

La relazione tra tale morbo e quello dell’ Alzheimer risiede nella presenza dei segni caratteristici della patologia presenti in 6 delle 8 persone tra i 36 e 51 anni deceduti a causa del morbo di Creutzfeldt-Jacob.

I ricercatori dopo aver controllato che questi malati non avessero fattori di rischio per il morbo di Alzheimer o mutazioni genetiche che ricorrono nelle forme giovanili della malattia, hanno avanzato l’ipotesi che possa essere avvenuta una trasmissione di proteine beta-amiloidi “mutate” dello stesso tipo di quella che ha causato la malattia da prioni. Un’ipotesi, quest’ultima , confermata da altri studi condotti nei topi dove è stato mostrato che proteina beta-amiloide può comportarsi proprio come i prioni, “infettando” le proteine normali e inducendole a cambiare forma.
La beta amiloidi, precisiamo, sono il principale costituente delle placche amiloidi che rappresentano una delle principali caretteristiche microscopiche del morbo.
Non è comunque da escludere, come affermano gli stessi studiosi, che la causa della malattia sia legata al morbo di Creutzfeldt-Jacob stesso. In conclusione è bene specificare che la trasmissione dell’Alzheimer, in questo caso, è avvenuta in condizioni molto particolari e dunque per ora non c’è alcuna evidenza che possa avvenire in condizioni normali. Bisognerà, dunque, affrontare altre ricerche per spiegare questi casi passati e proseguire gli studi per capire se effettivamente ci possa essere pericolo di trasmissione anche per l’Alzheimer.

La fonte: Nature

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