ragazza2Una ricerca dell’Ohio State University Wexner Medical Center ha rivelato che la musica classica e jazz gioca un ruolo importante  nella prevenzione delle crisi epilettiche. La neurologa Christine Charyton, durante il 123 Congresso dell’American Psychological Association, ha spiegato come il cervello dei soggetti affetti da epilessia reagisca in maniera differente all’ascolto di sinfonie musicali rispetto a chi invece non presenta alcuna sintomaticità, riuscendo a sincronizzare le proprie onde cerebrali con le note musicali.

Il Requiem di Mozart ovviamente non può sostituire la cura farmacologica ma si dimostra un valido ausiliare per la prevenzione delle crisi. Per capire in che modo la musica riesca ad esercitare una così forte influenza sul cervello, è necessario sapere prima di tutto in cosa consiste l’epilessia. Quando un soggetto è in preda ad una crisi, ciò che avviene in ambito encefalico non è altro che un’eccessiva sincronizzazione dell’attività dei neuroni.
Quello che è stato scoperto dagli studiosi americani rivela che, durante l’ascolto di brani musicali, le onde cerebrali si coordinano invece con la musica, senza provocare pertanto alcun tipo di attacco.

Solitamente sono i musicisti a manifestare una sensibilità così profonda nei confronti della musica e questo risultato ha spiazzato in un primo momento gli stessi studiosi, che però sono riusciti ad arrivare ad una spiegazione del tutto logica e razionale; hanno difatti messo a confronto 21 pazienti epilettici con altrettanti soggetti non colpiti dalla patologia. Grazie all’utilizzo dell’elettroencefalogramma, sono riusciti a monitorare l’attività cerebrale durante le riproduzione di due brani classici di Mozart e una canzone Jazz di Coltrane. Prima di procedere all’ascolto ed immediatamente dopo, i volontari vengono lasciati 10 minuti nel silenzio più totale.

Ciò che hanno scoperto non si limita al fatto che, durante l’ascolto, l’attività encefalica dei pazienti fosse più elevata e nonostante tutto non sfociasse in una crisi bensì hanno trovato un elemento comune tra l’epilessia e la musica. Questo elemento comune prende il nome di lobo temporale, vale a dire la zona in cui viene percepita ed elaborata la musica ed in cui nasce, nell’80% dei casi, l’attacco epilettico. Si tratta di una scoperta che permetterebbe di usare il suono per rendere l’attività elettrica del cervello più stabile: stiamo parlando della musicoterapia, che però non deve esser considerata come una concreta possibilità di guarigione per l’uomo; il farmaco antiepilettico rimane per ora l’unica terapia scientificamente provata e realmente funzionante.

La fonte: Salute24- Il Sole 24 Ore

 

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