Standing-Desk-featured-imgeSe vi dicessi che da oggi in poi sarà obbligatorio lavorare in piedi, camminando su un tapis roulant o stando in equilibrio su una pedana mobile, come la prendereste?
Non si tratta di una domanda puramente utopistica poiché, a quanto pare, negli Usa e in Gran Bretagna la standing desk sta diventando una realtà concreta e più che mai tangibile; Google, Facebook e persino la Casa Bianca hanno stabilito delle nuove guidelines, riguardanti la salute dei lavoratori, che hanno tra gli obiettivi principali quelli di combattere la sedentarietà negli uffici aziendali e durante gli orari di lavoro.

Un cambiamento radicale, che coinvolge anche il sistema scolastico statunitense: gli studenti, difatti, saranno muniti di scrivanie regolabili che gli consentiranno di studiare seduti, in ginocchio e persino in piedi, a seconda delle necessità manifestate dai ragazzi nel dato momento. I primi risultati si sono già riscontrati, soprattutto in termini di concentrazione ed attenzione.

Non è dato sapere se si tratta della solita moda del momento statunitense; quello che però abbiamo ben chiaro in mente è che la sedentarietà non fa bene al nostro organismo, andando ad arrecare numerosi danni a diverse parti del corpo (indipendentemente dal fatto che la nostra postura sia corretta o meno). Se volessimo contare le ore che passiamo seduti nell’arco di una giornata, la stima che avremmo sarebbe alquanto preoccupante: di norma, un essere umano passa più di 5 ore adagiato su una qualsiasi sedia o poltrona, limitando in tal maniera la propria attività motoria. Gli stratagemmi da usare per evitare di raggiungere un così elevato numero di ore sono tanti e, allo stesso tempo, estremamente elementari (uscire per andare a prendersi un caffè, alzarsi per fare le fotocopie o andare a parlare con il nostro capo); molto spesso, però non ci facciamo caso e tendiamo a rimanere incollati alla nostra scrivania per diverse ore. Secondo il direttore della cardiologia del San Filippo Neri di Roma, Furio Colivicchi, l’essere umano ha come necessità primaria quella di muoversi in ampi spazi e, qualora questa attività venisse a mancare, il corpo ne sentirebbe subito gli effetti collaterali. Soprattutto per ciò che concerne l’attività cardiaca. Stando seduti per un determinato numero di ore, il battito del cuore rallenta e le vene risultano più compresse; finché il numero di ore rimane basso, il nostro organismo non risentirà della mancanza di movimento. Ma se il numero di ore aumentasse, allora l’attività sedentaria sarebbe quella prevalente, portando il nostro corpo ad adattarsi a tale situazione. Ecco a voi una lista di effetti negativi che andrebbero a ripercuotersi sulla nostra salute: il metabolismo, inevitabilmente, rallenta, andando a diminuire la quantità dei grassi bruciati; la massa muscolare, con un particolare focus su quella degli arti inferiori, diminuirebbe tanto in volume quanto in tonicità. Per non parlare dei numerosi problemi legati al sovrappeso, al diabete e ai tumori. Muoversi poco aumenta le probabilità di ammalarsi di una di queste patologie. Un recente studio, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, rivela come la propensione di un individuo all’inattività sia strettamente correlata ad una maggiore probabilità di sviluppare un tumore. Un rischio che, per ogni due ore passate seduti, incrementa dell’8 % le eventualità di ammalarsi di tumore al colon. Dati estremamente interessanti e preoccupanti, che dovrebbero invitare la gente a riflettere su come il nostro stile di vita influenzi ed abbia ripercussioni molto profonde sul nostro stato di salute psico-fisica.
Ora resta solo una domanda a cui bisogna rispondere: quanto tempo è necessario per ammalarsi? Gli Stati Uniti, proponendo queste nuove linee guida contro la sedentarietà, hanno manifestato la loro grande preoccupazione a tal riguardo. Quello che vogliono fare è dare numeri certi e parlare chiaramente, per cercare di stimolare la gente a muoversi maggiormente e a non rimanere ancorata nelle loro scrivanie.

La fonte: La Repubblica

 

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