centrali nucleariNel lontano 1987, l’Italia ha votato contro l’energia atomica nel primo referendum abrogativo indetto per l’abolizione delle centrali nucleari. Erano anni particolari, gli anni di Chernobyl, il più grande disastro nucleare della storia dell’umanità. Quattordici anni dopo, il 12 ed il 13 giugno del 2011, gli Italiani si sono espressi per la seconda volta contrari alla produzione di energia elettrica nucleare sul proprio territorio nazionale, ribadendo la loro volontà di non voler costruire centrali atomiche nelle loro terre. Scelta che fece saltare i vari piani che il governo dell’epoca aveva in mente.

Nonostante l’espressa volontà dei cittadini, in Italia ci sono ancora 7 siti nucleari ben conosciuti ai molti; si tratta di ex centrali elettriche e siti di stoccaggio in cui è presente una grande quantità di materiale radioattivo che potrebbe arrecare numerosi danni alla salute dell’individuo. I primi quattro siti sono centrali nucleari, stanziate lungo tutta la Penisola, da nord a sud:

  • la centrale nucleare di Trino Vercellese, in Piemonte
  • la centrale nucleare di Caorso, in Emilia
  • la centrale nucleare di Latina, nel Lazio
  • la centrale nucleare di Garigliano, in Campania

Tutti e quattro i reattori nucleari sono stati arrestati o in seguito al referendum abrogativo del 1987 o in seguito a problematiche tecniche ed amministrative, dovute ai limiti d’età, che hanno portato alla disattivazione definitiva; nonostante le centrali non siano più in attività oramai da parecchio tempo, rimangono sempre le sedi in cui sono stoccate quantità ingenti di scorie radioattive e diversi elementi di combustibile irraggiato.
Come se ciò non bastasse, in aggiunta alla quattro precedenti, vanno inseriti tre siti di stoccaggio rifiuti radioattivi di III categoria, arrivando ad un totale di 235 tonnellate. La pericolosità, in questo caso, è triplicata poiché la radioattività persiste nel tempo per centinaia di migliaia di anni, mantenendo invariato il livello di rischio per la nostra salute. Anche in questo caso la distribuzione risulta omogenea lungo tutto il territorio dello stivale; le regioni interessate, difatti, sono il Piemonte, il Lazio e la Basilicata, andando così a coinvolgere indistintamente il Settentrione ed il Meridione.

La fonte: LIFEGATE

 

<<TORNA A TUTTE LE NEWS