giochi-bambiniUn bambino di venti mesi è già in grado di fare tantissime cose, senza che chi gli è intorno se ne renda veramente conto: dal tirare la palla all’impugnare la forchetta ed il coltello, dal far cadere il tuo telefono nell’acqua al trovare il tuo rossetto e farlo mangiare al cane. Si tratta di azioni bizzarre, apparentemente senza logica, che molto spesso fanno domandare ai genitori  “Chissà se il mio bimbo/la mia bimba è in grado di capire cosa sta facendo e cosa accade intorno a lei? Cosa le passerà mai nella testa?”.

Secondo uno studio condotto dalla Scuola Normale Superiore di Parigi i nostri bambini sanno molto più di quanto crediamo. I ricercatori della Scuola Superiore hanno sottoposto diversi bambini di 20 mesi a numerosi test cognitivi e il risultato che ne è derivato è stato sorprendente: i piccolini erano perfettamente in grado di esercitare una forma sofisticata del pensiero, chiamata metacognizione. Secondo quanto riporta uno degli autori dello studio, il dott. Sid Kouider, la metacognizione non è altro che una sensazione istintiva, viscerale riguardo la propria conoscenza o la mancanza di questa. È un qualcosa che noi adulti siamo in grado di fare, senza neanche rendercene conto, quando affrontiamo un problema che risulta essere troppo complesso per noi. La metacognizione non è altro che sapere di non sapere, è il riconoscere di non conoscere un qualcosa; è una semplice intuizione che stai sbagliando o hai fatto in qualche modo un errore.
Precedentemente, si riteneva che i bambini sviluppassero questa capacità tardivamente, ma, stando a quanto affermano Koudier ed il suo pool di esperti, questa affermazione non è del tutto veritiera, poiché i bambini di questa età sono già capaci di comprendere quel che non conoscono e riescono persino a farlo capire ai genitori o chi si prede cura di loro, in modo tale da chiedere un supporto per risolvere il problema che gli si pone. Questo semplicemente perché, negli studi condotti in precedenza, i vari studiosi prestavano attenzione esclusivamente a quello che i bambini dicevano (esprimevano verbalmente) e quest’ultimi, non avendo la capacità di esprimersi attraverso le parole, venivano giudicati incapaci di chiedere aiuto. E se le ricerche hanno dimostrato che i ratti, le scimmie e tante altre varietà di animali sono in grado di monitorare i loro livelli di insicurezza nel risolvere i problemi, perché non dovrebbero essere capaci di fare altrettanto i bambini?
A dimostrazione di quanto affermato, il team di scienziati ha effettuato questo test della memoria non verbale proprio per determinare se gli infanti riuscissero a chiedere aiuto per evitare di commettere errori. Il quiz è elementare: il bambino vede davanti a sé due scatole ed il genitore (o chi si prende cura del bambino) nasconde sotto una di queste un giocattolo. Se il bambino vede dove il giocattolo viene nascosto, si dimostra capace ad individuare la scatola contenente l’oggetto da lui desiderato, senza dover ricorrere con lo sguardo ad una fonte esterna che possa essergli di aiuto. Qualora il giocattolo viene nascosto in assenza del bambino, quest’ultimo guarderà insistentemente i genitori ,seduti accanto, per cercare di farsi aiutare.
La metacognizione, pertanto, risulta essere molto importante per le strategie di apprendimento del bambino: quando un bambino sa che non conosce ogni cosa e capisce dove bisogna cercare per ottenere risposte, apprende molto più velocemente, senza così dover ripetere più volte lo stesso errore. Così facendo, imparano che hanno bisogno di cercare fuori di loro le risposte ai propri misteri o problemi. I genitori devono solo limitarsi ad assecondare l’esplorazione e la curiosità dei figli, senza dover a tutti costi risolvere le incertezze al posto loro. Ci sono difatti ben 2 modalità per insegnare ai bambini: la prima consiste nel dar loro l’informazione; la seconda, nonché la migliore, si basa sull’insegnare al proprio bambino come imparare e come trovare le risposte che cerca, senza fornirgliele direttamente.

La fonte: Time

 

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