Medicina-difensiva-rapporto-medico-pazienteLa legge sulla responsabilità medica, in discussione ora al Senato, capovolge l’onere: spetterà al paziente dimostrare la negligenza e gli errori effettuati da parte dello staff sanitario e non viceversa. Il ribaltamento dell’onere della prova è un vero e proprio cambiamento epocale in tema di diritto civile e penale.
A quanto afferma Federico Gelli, responsabile Salute del PD, sono ben 300.000 le cause che riguardano il settore sanitario e che gravano su pazienti, medici e strutture ospedaliere. Ma soprattutto, si tratta di controversie che affliggono il rapporto tra sanità e giustizia.

Da un lato abbiamo il paziente che, per avviare una pratica di rimborso e ottenere risposta, deve aspettare un minimo di 4 anni e, come se ciò non bastasse, alla fine del calvario si ritrova in coda, accanto a creditori di una Asl commissariata o alla ricerca di una società fantasma, scomparsa nell’esatto momento in cui sarebbe dovuta avvenire la riscossione del risarcimento.
Dall’altro lato, troviamo i medici (e qui la situazione diventa paradossale): questi, per paura di venir incriminati di negligenza o di non aver esercitato il proprio compito con perizia, si trovano, molto spesso, ad esercitare quella che viene definita “attività di medicina difensiva”, vale a dire la prescrizione di test diagnostici, esami e farmaci ritenuti in maniera consapevole inutili ma che vengono imposti per evitare qualsiasi tipo di complicazione e non venir così denunciati. Una serie di pratiche tranquillamente evitabili che costano alle casse pubbliche tra i 10 e i 14 miliardi di euro e spingono il medico a non assumersi il rischio di seguire un paziente che presenta un elevato rischio di complicanze e a non somministrare trattamenti potenzialmente efficaci ed adeguati.
Il testo di legge parlamentare, approvato nel mese di gennaio alla Camera, e in discussione ora al Senato, tratta proprio di queste problematiche, invertendo in maniera evidente ciò che è stato fino ad oggi; un testo che interviene sulle responsabilità professionali dei medici, sui centri per la gestione del rischio, sugli incidenti ed i risarcimenti erogati dai servizi sanitari della regione che dovrebbero essere pubblici e sui fondi di garanzia a tutela delle vittime. Ma il punto focale e destinato a far discutere (come già sta accadendo da tempo del resto) è proprio quello riguardante le responsabilità civili e penali dei dottori, che verranno accusati di omicidio o lesioni personali in caso di morte di un paziente per “imperizia” solo ed esclusivamente se la colpa è ritenuta grave e soprattutto saranno i pazienti stessi, nonché vittime, a dover dimostrare la negligenza e la mancanza di preparazione del medico. L’unico punto a favore dei pazienti, probabilmente, consiste nell’accelerazione delle pratiche necessarie per ottenere un rimborso da parte dell’ospedale, rivolgendosi direttamente alla compagnia assicurativa, senza dover passare per intermediari (ed anche in questo caso il rimborso non è certo visto che non poche sono le compagnie che spariscono nel reale momento del bisogno).
Le critiche non sono di certo mancate. Non solo da parte dei cittadini, potenziali vittime, ma anche dalle associazioni di difesa del malato; Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale del Malato di Cittadinanzattiva, si chiede difatti come sia possibile che un paziente anestetizzato si renda conto di quello che succede in sala operatoria e come le famiglie possano capire le dinamiche dell’incidente attraverso la lettura di cartelle cliniche mal scritte e vaghe nei contenuti. Qualora la legge venisse approvata anche in Senato, allora il paziente dovrà essere messo in condizione di sostenere l’onere della prova: si parla dell’introduzione di videoregistrazioni all’interno delle sale operatorie e della diffusione delle cartelle cliniche elettroniche in tutti gli ospedali. Inoltre, deve necessariamente esserci la certezza dei fondi in caso di incidente, quindi devono essere elencate tutte le prerogative contro le società di dubbia provenienza.
Quello che bisogna fare per recuperare il rapporto di fiducia venuto a mancare tra medico e paziente è proprio investire nella trasparenza; Aceti sostiene che bisognerebbe rendere trasmissibili e aperti a tutti i dati del Programma Nazionale Esiti che valuta gli ospedali in base ai volumi ed ai risultati, permettendo così ai pazienti di poter scegliere a quale struttura sanitaria rivolgersi sulla base della qualità dei servizi offerti e della sicurezza.
Il vero problema inerente a questa tematica, sembra però non essere stato affrontato: studi legali che promettono rimborsi facili, certi e gratuiti e campagne pubblicitarie su Google o nelle sale d’attesa dei centri medici per la divisione dei risarcimenti dovuti dalle assicurazione dei medici e delle strutture continuano ad agire e a promuoversi indisturbati, senza che nessuno intervenga per porre fine a questo sciacallaggio.

La fonte: l’Espresso

 

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