memoria-bambini-stimolata-prima-dei-4-anniLa prima fase della nostra vita è quella cruciale per lo sviluppo cerebrale ed il training delle capacità mnemoniche. E tanto più stimoliamo il cervello del bambino attraverso racconti, storie, filastrocche, suoni, illustrazioni, tanto più incrementiamo e supportiamo la sua crescita.

A rivelarlo uno studio pubblicato su un’importante rivista del settore, Nature Neuroscience, e coordinato dalla ricercatrice Cristina Alberini, professoressa del Center for Neural Science dell’Università di New York, la quale afferma che lo sviluppo cognitivo di un bambino termina la sua fase iniziale all’età di 4 anni.
Ciò che è importante, quindi, è la stimolazione del cervello del bambino ancor prima che inizino le scuole materne così da evitare che determinate funzionalità mnemoniche e cognitive del sistema nervoso non si sviluppino interamente. Come stimolarlo? Attraverso delle narrazioni illustrate, delle canzoni, dei giochi mentre è tassativamente vietata la televisione. Ci stiam riferendo ad un tipo di memoria specifica, quella dichiarativa. O meglio, la memoria delle storie autobiografiche, dei racconti del nostro vissuto, dei racconti contenenti un chi, un dove ed un quando. Far vivere ai piccoli queste esperienze e poi incentivarli a raccontarle li aiuta a sviluppare questa tipologia di memoria.
Il paradosso di questa scoperta viene chiamato amnesia dell’infanzia e consiste nel fatto che l’età in cui il bambino apprende a memorizzare è proprio quella in cui tende a dimenticarsi con estrema facilità ciò che viene vissuto. Fino ai 4 anni, difatti, gli eventi che viviamo finiscono in maniera celere nel dimenticatoio dei nostri pensieri e ricordi. Il non riuscire a creare dei ricordi potrebbe esser dovuto tanto all’immaturità dell’ippocampo, zona cerebrale atta alla creazione dei ricordi a lunga durato, quanto alla formazione continua di nuovi neuroni, i quali rallenterebbero il processo formativo delle memorie.
L’ultima ipotesi è quella sostenuta dal team italo-americano che ha condotto lo studio e che afferma che le memorie accumulate prima dei 4 anni non vengono rimosse, bensì sono semplicemente depositate in una qualche parte remota e risultano pertanto impossibili da recuperare. Utilizzando la giusta tecnica, è possibile, secondo i ricercatori, recuperarne quanto meno le tracce, considerando la rilevanza che queste hanno sull’equilibrio psichico del piccolo. Hanno condotto degli esperimenti sui topi e il risultato che ne è derivato sembra abbastanza chiaro: se vengono pungolati i ricordi di un determinato avvenimento in età adulta, attraverso fattori che lo richiamino, questi possono esser recuperati e tornano a galla.
Studiando il comportamento di roditori di 17 giorni (età corrispondente ai tre anni umani), ciò che hanno sin da subito evidenziato è che l’ippocampo è in piena attività e che, qualora questo non venisse esercitato a dovere, si rischierebbe di compromettere le capacità mnemoniche durature. Si tratta di un discorso trasversale, che può essere applicato a diversi ambiti, dall’apprendimento delle lingue straniere alla capacità di vedere.

La fonte: Repubblica

 

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