reni-ringiovaniti-policlinico-trapianto-recordAl Policlinico di Milano succede che Paolo, 53 anni, riceve un rene che di anni ne ha 83, 30 in più; succede che il rene è stato ringiovanito in laboratorio grazie ad una tecnica innovativa pensata ed ideata dall’Unità Operativa di trapianto di rene che potrebbe ridurre in maniera considerevole le liste d’attesa che oggigiorno possono essere lunghe anni.

La tecnica, conosciuta anche con il nome di “ricondizionamento”, prevede l’utilizzo di organi provenienti da donatori marginali, quindi solitamente scartati per i trapianti, ringiovaniti attraverso una macchina per la perfusione altamente tecnologica.
Si è già ricorsi a questa metodologia in diversi centri ospedalieri della Lombardia, ma non era mai stata utilizzata su un organo proveniente da una donatrice così anziana anche perché la norma afferma che in linea di massima si possono trapiantare organi di 15 anni più giovani o più anziani rispetto all’età della persona in attesa di trapianto.
Il procedimento è stato realizzato, come già anticipato in precedenza, con la macchina di perfusione renale che ha portato l’organo a ringiovanirsi: il rene è stato espiantato verso le 2 del mattino, per poi essere trattato tutta la notte prima del trapianto avvenuto alle 7,30 del mattino.
Il paziente operato si chiama Paolo, ha 54 anni ed è nato con due reni policistici che sono stati asportati due anni fa; così è iniziato il suo percorso di dialisi, per ben tre volte alla settimana, con tutte le restrizioni ed i limiti che ciò comporta. Paolo si è dovuto licenziare poiché l’azienda non poteva concedergli il part time per poter effettuare i trattamenti con cui curarsi.
Per ben due volte è andato vicinissimo all’intervento, poi saltato perché il rene non era perfettamente compatibile, e poi finalmente la chiamata del Policlinico di luglio. Inutile dire che il sì è stato immediato.
I macchinari Lifeport sono stati i prescelti per l’intervento e sono stati utilizzati grazie ad una generosa donazione dell’associazione Bambino nefropatico: solitamente si ricorre a questo tipo di tecnologie per trattare i reni di donatori giovanissimi ma questa volta sono serviti per ringiovanire i due organi. Solo in uno dei due casi l’operazione è riuscita e il rene è stato subito trapiantato nel corpo di Paolo che ha potuto, in questo modo, iniziare una nuova vita, senza la dialisi e tutte le restrizioni che ne derivavano.
Questi macchinari sono ampiamente utilizzati all’estero e la casistica clinica che si accumulata nel corso degli anni dimostra come il collegare reni a questa tecnologie aumenti le possibilità di successo del trapianto, riducendo anche le probabilità di dialisi nel postoperatorio e le tempistiche di guarigione.
L’aspetto maggiormente interessante, però, riguarda il fatto che con questi macchinari organi che normalmente venivano rifiutati dal circuito della donazione, sono ora invece utilizzabili; così facendo, anche le liste d’attesa diminuirebbero di molto, permettendo a molte più persone di uscire dal tunnel della dialisi.

La fonte: La Repubblica

 

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