L’Ayurveda permette di prevenire e curare le malattie, mantenendo lo stato di salute e favorendo la longevità; si tratta della medicina tradizionale indiana che vede l’uomo nella sua globalità, fatta di corpo, mente e spirito. Un terzo della popolazione mondiale pratica l’ayurveda, sebbene in Italia non sia ancora estremamente diffusa a causa del carattere approssimativo dell’informazione che viene molto spesso correlata a finalità commerciali e ai suoi costi elevati.
Sembra però che le cose stiano lentamente cambiando; basti pensare che l’Oms (Orgnizzazione mondiale della sanità), che da tempo riconosce la medicina ayurvedica, ha invitato tutti i paesi ad integrare la medicina allopatica con quelle tradizionali e non convenzionali, inserendole così nei vari sistemi sanitari nazionali. Si spinge sul ruolo centrale della prevenzione, di cui l’ayurveda si fa da sempre portavoce, e in Senato se ne sta discutendo sempre di più in questi ultimi tempi: un passo veramente importante, che mira a porre fine a tutti quei trattamenti farlocchi e ai numerosi ciarlatani che non fanno altro che dare un’immagine non veritiera della medicina ayurvedica e allontanare i pazienti.
Maurizio Romani, vice presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, afferma e sostiene l’importanza di inserire le medicine complementari nel nostro sistema nazionale durante il congresso organizzato e voluto da Antonio Morandi di Ayurvedic Point.
Da sempre ci si batte per far comprendere ai cittadini la differenza tra curare e prendersi cura e le medicine non convenzionali si fanno portatrici di questo messaggio; fortunatamente, oggigiorno, stiamo assistendo ad una sorta di apertura da parte delle istituzioni politiche e si inizia a parlare di formazione, riconoscimento, leggi che permetterebbero di abbattere quel vuoto legislativo che non conferisce il giusto valore all’ayurveda e a tutte le altre discipline. Soprattutto se si considera che il disegno di legge è pronto, esiste e che i farmaci omeopatici sono regolarmente in commercio.
Gli ordini dei medici si stanno muovendo per stilare elenchi di professionisti autorizzati a praticare l’omeopatia, l’ayurveda, l’agopuntura e la fitoterapia, offrendo così sicurezza ed una garanzia maggiore a tutti quei pazienti che giustamente la richiedono. Il governo indiano, inoltre, ha inviato in territorio italiano una delegazione del ministero Ayush, proprio per enfatizzare e mettere in risalto l’importanza della medicina collaborativa.
È fondamentale, per le medicine complementari, distinguere i reali professionisti del settore ed i ciarlatani e normare le medicine alternative servirà proprio a questo. Il senatore Maurizio Romani, parlando di medicina collaborativa, per meglio far comprendere l’importanza dell’integrazione nel sistema sanitario prende come riferimento il campo oncologico, dove l’ideale sarebbe l’offerta di una cura in cui l’oncologo controlla i trattamenti naturali per migliorare la sopportazione, da parte del paziente, delle terapie e per rafforzare le difese immunitarie.
Il Prof. Paolo Roberti di Sarsina si prefigge pertanto come obiettivo la medicina centrata sulla persona e spiega come un sano dibattito sulla questione porti ad un’informazione più corretta e ad un reale cambiamento culturale che fa spostare il focus dal sintomo in sé al benessere globale dell’individuo.
La fonte: La Stampa