Solo in Italia quasi 2milioni di persone soffrono di disagio mentale e sono affetti da patologie psichiatriche; molto spesso lasciati soli, in disparte, fragili nella loro lotta solitaria alla malattia perché abbandonati ed esclusi dalla società. Persino il ritorno alla vita normale, una volta guariti, risulta difficile. Michelle Funk, del dipartimento salute mentale e abuso di sostanze dell’OMS, spiega che la guargione di qeuste persone non è solamente dovuta all’utilizzo di farmaci appositi bensì un ruolo fondamentale viene assunto dal reinserimento sociale e dalle persone che li circondano.
Quando si soffre di disturbi psichiatrici, l’individuo perde ogni cosa, dall’amore alle amicizie, dal lavoro alla stabilità emotiva.  È come se non fosse più un cittadino ed è necessario che il governo faccia normative ad hoc ed investa nel reinserimento sociale di chiunque soffra di disagi mentali.
Ecco perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato vita ad un progetto che miri a difendere e tutelare  i diritti di queste persone, sostenendo il loro reinserimento nella società e cercando di far comprendere come la guarigione non è consequenziale solo a farmaci e visite mediche bensì anche ad incontri organizzati appositamente per far sentire il soggetto un cittadino come tutti gli altri; la loro identità va ricostruita piano piano e la società assume un ruolo decisivo in questo.
La questione è ormai riconosciuta a livello internazionale da vari specialisti del settore e proprio recentemente, a Roma, si è tenuto il Convegno I fattori determinanti della salute mentale, organizzato dalla Fondazione Don Luigi Di Liego in collaborazione con la Fondazione D’Harcourt e l’Inmp, Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti.
I servizi di psichiatria devono assicurarsi che il soggetto riesca a riprendere in mano la sua vita, recuperando quei valori imprescindibili che lo facciano sentire realmente un cittadino del mondo e gli permettano di sentirsi nuovamente una persona con competenze ed abilità e, proprio per questo, presa sul serio.
Giuseppe Ducci, direttore del dipartimento di salute mentale della Asl Roma 1, spiega che tra i fattori di rischio per la salute mentale ci sono gli abusi di sostanze stupefacenti, droghe, alcool, o la poca attenzione genitoriale quando si è bambini, senza tralasciare l’appartenenza a fasce della popolazione emarginate o realtà di vita degradate. Oggigiorno sono sempre di più i giovani che fanno un uso eccessivo di stupefacenti e la Sanità Italiana non si impegna abbastanza per combattere questa piaga sociale. Basti pensare che solo il 3,2% del Fondo Sanitario viene speso per la cura di soggetti colpiti da disturbi conseguenti l’assunzione di droghe e sostanze illecite; sarebbe necessario arrivare minimo al 5%, così da garantire un’attenzione al problema superiore ed un’assistenza sanitaria costante e concreta.
La minaccia dell’isolamento deve essere scongiurata e l’approccio alla persona deve essere di natura olistica: non solo terapie farmacologiche ma anche la restituzione sociale.

La fonte:Repubblica

 

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