613363 7 learning new languagesPer i bilingui passare da una lingua è l’altra è un meccanismo più che naturale e sono tantissimi gli studi a sostegno della tesi che parlare perfettamente due lingue aiuti a combattere le demenze senili. Un recente studio italiano non solo conferma che il bilinguismo modifica la struttura cerebrale di una persona ma protegge da determinate patologie come l’Alzheimer, intervenendo sia sull’attività metabolica frontale che sulla connettività tra determinate zone cerebrali, così da rimediare ai danni causati dalla patologia in questione.
Lo studio è stato pubblicato su uno dei più importanti portali di informazione scientifica, Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ed è stato condotto dai ricercatori del San Raffaele a Milano i quali hanno preso in esame i bilingui del nostro Paese: gli altoatesini.
Lo studio, coordinato dalla direttrice dell’Unità di neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell’uomo dell’Irccs San Raffaele Daniela Perani, ha coinvolto un gruppo molto ampio di pazienti malati di Alzheimer, ben 85, di cui la metà parlano una sola lingua mentre l’altra metà sono bilingui provenienti dall’Alto Adige; i test sono stati eseguiti mediante la tecnica di imaging FDG-PET, la quale permette di analizzare il metabolismo cerebrale e la connettività funzionale tra differenti zone cerebrali.
Durante i test è stato misurato il metabolismo cerebrale che è indice dell’attività neuronale; quello che hanno scoperto è che le persone bilingui presentano una maggiore riserva cerebrale e circuiti del controllo cognitivo più robusti, anche chi è affetto da demenze senili.
Confermando quanto già espresso dai precedenti studi scientifici, la ricerca dimostra che i bilingui affetti da Alzheimer, pur presentando un’età superiore di 5 anni rispetto ai monolingui, hanno ricevuto punteggi migliori in determinati test cognitivi che misuravano la memoria sia verbale che visuo-spaziale (abilità nel riconoscere le fisionomie dei visi e i luoghi). Inoltre, l’impiego della Fdg-Pet ha rivelato che questi pazienti bilingui, vista la migliore prestazione cognitiva, presentano un metabolismo più ridotto proprio in quelle zone del cervello colpite dalla patologia e che indica non a caso la neurodegenerazione.
Questa non è altro che la conferma che il bilinguismo rappresenta una riserva cognitiva che ci difende dal progredire delle demenze senili, compensandone gli effetti neurodegenerativi; in che modo vengono compensati questi effetti? Ciò che differenzia un cervello bilingue da uno monolingue è la maggiore attività metabolica nella struttura frontale, che è quella coinvolta nelle azioni cognitive complicate, e una migliore connettività cerebrale in due reti che implicano le funzionalità di controllo sia cognitivo che esecutivo.
In aggiunta, ai pazienti sono stati proposti dei questionari in merito all’utilizzo delle lingue ed è stato appurato che l’effetto benefico del bilinguismo dipende anche dal livello di esposizione alla lingua e dall’uso che se ne fa: più vengono parlate le due lingue, più sono evidenti è migliori le prestazioni cerebrali. Non basta pertanto conoscere le due lingue ma è necessario parlarle nel corso della propria esistenza. Ecco perché le politiche sociali dovrebbero impostare interventi che favoriscano il mantenimento dei dialetti e delle lingue all’interno di un paese.

La fonte: Repubblica

 

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