MedCam 2013 – Sessione Call for Abstractlogo medcam2013 rsz

 

 

  •  Dott.ssa Marcella Taricco, Responsabile Area Psicologica del Dipartimento di Medicina Olistica di Welfare Milano

Titolo Relazione: La diagnostica psicologica basata sui movimenti del QI 

  • Dott. Paolo Barbagli, Specialista in Terapia del Dolore

Titolo Relazione: Ruolo delle cicatrici nella genesi di sindromi dolorose croniche

  • Dott. Giancarlo Faedo, Massofisioterapista specializzato in D.L.M., Posturologia Clinica e Terapia manuale Neurokinesiologica

Titolo Relazione: L’uso del Kinesiology – tape in Stomatognatica secondo il metodo Faedo

 

Abstract Relazione “La diagnostica psicologica basata sui movimenti del QI“: INTRODUZIONE

In un’ottica di integrazione tra la medicina olistica e la psicologia, risulta efficace effettuare una psicodiagnosi che segua princìpi nuovi, differenti da quelli della medicina e della psicologia accademiche.

METODO
La diagnostica centrata sui movimenti dell’energia vitale del soggetto mira a individuare la struttura predominante in quel soggetto stesso, tenendo conto delle determinanti strutturali (invarianti strutturali) e delle modificazioni indotte dal periodo dell’anno e della vita dell’individuo (elementi variabili).
Questo tipo di diagnosi si basa sull’esame dei cinque elementi o movimenti, sulla rilevazione della costituzione dominante, sull’analisi dei bisogni, delle difese e delle risorse (la cosiddetta forza dell’Io al test di Rorschach), nonché sulla rilevazione di eventuali nuclei traumatici, dei quali si individua l’immagine, la cognizione negativa, l’emozione associata e la localizzazione corporea. L’individuazione e il successivo trattamento dei nuclei traumatici avviene attraverso la tecnica EMDR, trattamento d’elezione evidence-based per i disturbi post-traumatici da stress.

RISULTATI
La diagnostica acquista in quest’ottica un’utilità funzionale effettiva, mirata ad individuare la tipologia di soggetto, al fine di far leva sulle sue risorse specifiche e strategiche.
I movimenti del QI, i cicli di energia ad essi collegati (ciclo di generazione, di dominazione e di violazione) ed i blocchi nel flusso di energia diventano allora gli strumenti elettivi dell’intervento psicologico, finalizzato a ristabilire una situazione di equilibrio e ad elevare il soggetto ad un livello consentito dall’utilizzo delle risorse a disposizione.
La diagnostica sintomatologica, di importazione classica, mutuata da una visione positivista dell’uomo e declinata sui canoni della medicina occidentale, nei suoi sviluppi dei vari DSM, assume in quest’ottica un ruolo decisamente secondario, essendo a tutti gli effetti una declinazione epifenomenica della struttura di base del soggetto.
Infatti, il movimento del QI, e quindi la componente energetica strutturale, non determina in maniera univoca né la scelta del sintomo, né il collegamento organico, né il consolidamento delle difese.
Ciò significa che, ad esempio, una depressione può essere l’esito di un blocco dell’energia a livello dell’elemento acqua, ma anche la declinazione specifica ipomaniacale di un blocco energetico collegato all’elemento fuoco. Pur essendo la sintomatologia la stessa, il trattamento nei due casi risulta completamente diverso.
Ciò che fa la differenza, e che gioca un ruolo importante sul livello di gravità dei sintomi, è:
il grado di precocità dei traumatismi
il grado di abituazione al sintomo e ai suoi vantaggi secondari
il terreno.

CONCLUSIONI
Grazie all’integrazione tra la medicina olistica e la psicologia, la psicodiagnosi acquista un ruolo davvero centrale, che ispira e determina il trattamento vero e proprio.
In questa nuova ottica, la psicoterapia rappresenta per il soggetto una sorta di katà, ossia la pratica di uno schema di azioni che, in forza della componente routinaria, porta al passaggio da un pensiero volontario quindi inizialmente lento, ad un pensiero inconscio, dunque molto più rapido, e in ultima analisi al cambiamento di schemi mentali, emotivi, cognitivi e comportamentali, per un miglioramento continuo.

REFERENCES

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Brambilla, F. (1970) Psicoterapia psicoanalitica e medicina tradizionale cinese
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Fenichel, O. (1945) The psychoanalytic theory of neurosis
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Green, A. (1980) Narcisismo di vita, narcisismo di morte, Borla, Roma, 1985
Groddeck, G. (1982) La natura guarisce il medico cura, Celuc Libri, Milano
Judith Anodea (1998) Il libro dei chackra, Neri Pozza Editore, Vicenza
Larre, C., Berera, F. (1997) Filosofia della medicina tradizionale cinese, Jaca Book, Milano
Mahler, M. et al. (1975) La nascita psicologica del bambino, Boringhieri, Torino, 1978
Marty, P. (1962) Investigazioni psicosomatiche
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Peluffo, N. (1976) Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione, Books’Store, Torino
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Schatz, J., Larre, C., Rochat de la Vallée, E. (2007) Elementi di medicina tradizionale cinese, Jaca Book, Milano
Schmid, M. (2009) I colori del cuore, La psicologia secondo l’energetica classica cinese, Edizioni Enea, Milano
Winnicott, D.W. (1971) Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974
Worsley, J.R. (1988) Agopuntura, Red Edizioni, Como

 

Abstract Relazione “Ruolo delle cicatrici nella genesi di sindromi dolorose croniche E’ da tempo noto e documentato che cicatrici, in particolare ipertrofiche e cheloidee, possano frequentemente causare dolore locale (1-2). Meno frequente, ma comunque documentata, la possibilità che una cicatrice possa causare dolore a distanza intrappolando nervi o radici nervose, quali p. es. lo sciatico (3). Scarsamente considerata invece, nella letteratura scientifica più accreditata, forse perché più difficile da giustificare su basi neurofisiologiche, la possibilità che una o più cicatrici possano causare dolore a distanza anche in zone non correlate metamericamente.

Tale possibile ruolo eziologico, benché poco rappresentato nella moderna letteratura algologica, si deve alle intuizioni dei fondatori della cosiddetta “neuralterapia”, i fratelli Huneke. E sempre gli Huneke hanno proposto l’uso degli anestetici locali, come test diagnostico e terapeutico, per neutralizzare la cicatrice o le cicatrici considerate “campi perturbanti” (“Störfeld”) (4).
In una review sul possibile ruolo eziologico delle cicatrici nel generare dolore a distanza (5) vengono riferiti oltre 150 casi nei quali la relazione tra cicatrici e sindromi dolorose croniche a distanza sembra particolarmente stretta, casi nei quali l’infiltrazione della o delle cicatrici con un anestetico locale, ma anche mediante la semplice infissione di aghi o il trattamento con altre metodiche non invasive quali p. es. il laser, ha provocato la scomparsa o il netto miglioramento di patologie dolorose a distanza.
In un ulteriore lavoro (6) si riferiscono le esperienze degli Autori sull’infiltrazione con anestetico locale, quasi sempre lidocaina, di cicatrici in casi di dolore cronico. In una casistica di 2145 soggetti trattati mediante neuralterapia secondo Huneke, in 7 casi (su 112 casi trattati con questa metodica) l’infiltrazione ha risolto, con follow up di almeno 2 anni, sindromi dolorose a distanza che in precedenza erano risultate refrattarie a tutte le terapie effettuate, oltre ad essere di difficile inquadramento nosologico.
Sembra pertanto confermata, alla luce della letteratura esposta, l’ipotesi degli Huneke sulla possibilità che, talvolta, sindromi dolorose croniche siano causate da “messaggi” nervosi patogeni a partenza da una o più cicatrici.

Bibliografia
1. Defalque RJ. Painful trigger points in surgical scars. Anesth Analg 1982; 61: 518-20
2. Johansen KH, Patchen Dellinger E, Loeser JD. Cicatrici dolorose. In: Loeser JD (edr). Bonica’s trattamento del dolore. Edizione italiana sulla 3. Americana di “Bonica’s management of pain”. Antonio Delfino Editore, Roma, 2003, p. 1346
3. Oldershaw JB, Salem A, Storrs BB et al. Sciatic nerve entrapment in the upper thigh caused by an injury sustained during World War II at the battle of Anzio. Case report. J Neurosurg 2004; 100 (3 Suppl Spine): 295-7
4. Dosch P. Die Injektion in die Narben. In: Lehrbuch der Neuraltherapie nach Huneke (Therapie mit Lokalanästhetika) (ed. X). Haug Verlag, Heidelberg, 1981, pp. 353-354
5. Barbagli P, Ceccherelli F. Possible etiopathogenic role of scars in chronic non malignant pain. Cases and case records. Minerva Med 2005; 96, 3 (suppl. 2): 15-23
6. Barbagli P, Bollettin R. Nostre esperienze sul trattamento del dolore cronico benigno mediante infiltrazione di cicatrici con anestetico locale. Clin Ter 2009; 160 (6): 445-9

 

Abstract Relazione “L’uso del Kinesiology – tape in Stomatognatica secondo il metodo Faedo

Già da alcuni anni si nota l’avvento di una nuova naturale metodologia di cura negli studi fisioterapici e massoterapici, la novità sta nel fatto che una volta concluso l’atto manipolativo e del massaggio l’operatore di competenza applica in vari modi sulla cute del paziente un Tape Elastico di solito colorato, con lo scopo di favorire un miglior recupero sia dal punto di vista del dolore attenuandolo, sia dal punto di vista funzionale e cioè sostenendo strutture come le articolazioni.

Alcune applicazioni, le più rilevanti per efficienza sono apparse subito essere quelle relative al metodo che si pone come obiettivo il recupero dell’edema o dell’ematoma, situazioni che si vengono a creare in casi di importante contusione e distrazione, o necessario intervento chirurgico in ambito dentale coinvolgendo strutture articolari muscolari e di tipo circolatorio e linfatico………………

La descrizione delle caratteristiche morfologiche e funzionali che differenziano i diversi vasi sanguigni suggerisce quali possano essere gli elementi di vulnerabilità specifici di ogni comparto circolatorio: ad esempio , le pareti venose hanno tendenza al cedimento alla formazione di tortuosità. Tuttavia in ogni intervento di correzione dell’efficienza circolatoria come nel caso dell’applicazione del tape-elastico, è opportuno prendere in considerazione la continuità della rete vascolare nel suo insieme, tenendo presente come essa compenetri ogni angolo dell’organismo e lo integri in un complesso flusso di comunicazione…………………………………

La risposta è creare ai liquidi ematici e linfatici il terreno e la situazione ideale affinchè quello che già esiste in natura sia favorito nel suo funzionamento, si tratta in pratica di fare quello che fa il tape – elastico il quale una volta applicato nella cute si comporta con molta discrezione e consente con una azione meccanica e neurosensoriale il fruire dei liquidi anche laddove a causa di una infiammazione o una formazione di edema ne compromettano la qualità funzionante.

Non possiamo noi affermare che abbiamo veicolato i liquidi a nostro piacere chi lo può fare lo dimostri, chi può affermare che nel momento in cui il suo tocco sulla cute del paziente direzione la linfa sicuramente in certa direzione?………………………….

Metter in atto dei protocolli che propongono un’attività sottocutanea ripropositiva come avviene con l’uso del tape- elastico, è importante per il paziente, la logica ci dice che se ho la possibilità di far drenare un edema o un ematoma in modo naturale tutto non accade per inerzia, ma vi è chiaramente una stimolazione neurosensoriale che si pone come obiettivo la riattivazione di funzione come il “ microcircolo “ che regolano il tono della cute e il movimento dei mliquidi sottocutanei e tessutali……..