Arteterapia

Arteterapia

2018-04-13T15:35:22+00:00 1 dicembre 2016|
  • arteterapia

L’arteterapia nasce negli anni Quaranta, grazie al prezioso apporto di Margaret Naumburg ed Edith Kramer, e deriva da una tipologia di psicoterapia dinamica; si tratta di un percorso di cura alternativo dall’indirizzo psichico. Gli strumenti terapeutici prevalentemente impiegati consistono nelle tecniche e nelle metodiche usate dalle attività artistiche visuali, come la musica (musicoterapia), la danza (danzaterapia), il teatro (teatroterapia) e via dicendo. Quelle che abbiamo appena elencato, difatti sono solo alcune delle principali forme di arteterapia, che racchiude dentro di sé anche forme minori come gli spettacoli delle marionette, la narrazione e la creazione di racconti e tutto ciò che non sfrutta esclusivamente il potere della parola.
Fine ultimo dell’arteterapia, avendo un approccio essenzialmente olistico alla persona, è la crescita dell’individuo, andando a lavorare sulla sua sfera emozionale, intellettiva e sulle sue capacità relazionali. Si tratta di un sostegno non-verbale che vuole portare ad un miglioramento dello stato di salute dell’essere umano, intervenendo su la qualità della vita, tramite lo sviluppo del processo creativo.
Facendo riferimento alle due personalità a cui si deve la nascita dell’arteterapia, si può dire che la Naumburg, studiosa di Freud e Jung, era convinta che le produzioni artistiche dei suoi pazienti non fossero altro che una proiezione diretta del loro inconscio e pertanto che fossero estremamente utili per la risoluzione del transfert. Se con la parola non si riesce a comunicare certi pensieri, determinate problematiche o limiti, con l’arte si può; Kramer, d’altro canto, esaltava le abilità terapeutiche dei processi creativi e artistici a cui si sottoponeva la persona. L’arte permette un’espressione diretta, spontanea, non contaminata dei propri pensieri inconsci e di ciò che noi siamo, senza dover passare per l’intelletto; l’arteterapia non prevede un percorso in solitudine bensì si basa su un rapporto imprescindibile tra il terapeuta ed il paziente.
È necessario sottolineare che l’arteterapia in Italia viene usata come una metodologia riabilitativa e di supporto mirata alla riduzione delle problematiche psicofisiche, al miglioramento delle relazioni interpersonali e all’inserimento di gruppo per tutti coloro che soffrono di patologie che vanno oltre la nevrosi; tanti sono gli esperti che ne hanno usufruito nei più svariati settori, dalla musica alla letteratura, senza mai arrivare alla psicoterapia a causa della mancanza di leggi ed istituzioni politiche che mettessero a norma la figura dell’arteterapeuta; nonostante una carenza da un punto di vista legislativo, sono sempre più numerose le scuole che si occupano di questa disciplina. Solitamente, i luoghi dove si può applicare la tecnica in questione sono dei laboratori con materiali a basso costo e delle più svariate tipologie; ovviamente, però, il luogo cambierà e sarà più o meno dotato a secondo del tipo di arte a cui ci si affida.
Il vantaggio che sembra esserci nelle discipline di questo tipo consiste nel fatto che la creazione artistica mette la persona nella condizione di esprimersi non verbalmente, vale a dire eliminando tutte quelle barriere e quei limiti che sono tipici del linguaggio verbale. I due ambiti dove viene maggiormente utilizzata sono quello educativo-formativo e quello riabilitativo-sanitario; l’efficacia della disciplina si rivela nel suo massimo se affiancata alla terapia convenzionale e non in sostituzione ovviamente.
Essendo priva di giudizi estetici e non essendoci alcun tipo di adesione a canoni estetici prestabiliti, l’arteterapia è adatta a chiunque, senza dover essere particolarmente dotati od in possesso di capacità artistiche specifiche e particolari. Risultati di particolare rilievo si ottengono con le persone affette da tossicodipendenza e con i bambini e gli anziani; l’arte ed il gioco, per i bambini, rappresentano delle modalità del tutta naturali e spontanee con cui comunicano la loro percezione del mondo che li circonda, inviando segnali e messaggi per precisi. L’arteterapeuta deve essere dotato di una sensibilità estetica che sia in grado di cogliere non la bellezza ma la parte comunicativa e realmente significativa di ciò che si esprime; comprensione ed accettazione sono i valori cardine alla base della disciplina. Altro aspetto fondamentale dell’arteterapia è che i prodotti artistici, di qualsiasi natura essi siano, non devono mai esser soggetti ad interpretazioni in quanto il messaggio è sempre personale, intimo, specifico dell’inconscio di ogni individuo e il terapeuta deve ricercarlo durante il colloquio a tu per tu con il paziente.
Come già accennato in precedenza, sono diverse le attività artistiche visuali a cui i terapeuti spesso ricorrono; tra queste, giocano un ruolo importante, non solo in ambito terapeutico ma anche nel processo individuale di musicoterapia contro il cancro musicacrescita, la musica e la danza. La musicoterapia si approccia all’individuo tramite lo strumento di comunicazione non verbale della musica ed è in grado di intervenire sia a livello educativo che terapeutico e riabilitativo su differenti condizioni patologiche, prevalentemente psicosomatiche. La Federazione Mondiale di Musicoterapia la definisce così: “La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.

La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico”. Solitamente il paziente è parte attiva del percorso terapeutico e il rapporto con il musicoterapeuta dovrà essere fondato esclusivamente sulla fiducia e la completa accettazione l’uno dell’altro; essendo parte attiva, il paziente potrà avanzare proposte, così da favorire un percorso terapeutico non solo efficace ma anche altamente personalizzato. La musica, così come qualsiasi altra forma di arte, mette il paziente nella condizione di percepire prima ed esprimere in seguito le proprie sensazioni e le proprie emozioni, senza dover necessariamente ricorrere alla parola.
Parlando invece di danzaterapia, ci riferiamo a quella tecnica di riabilitazione che sfrutta il movimento ed il corpo umano come strumento primario per ottenere delle finalità terapeutiche ben definite; l’espressività corporea funge quindi da strumento regolatore delle emozioni, degli stati d’animo, dell’umore e del proprio Io psicofisico. Se si parte dal concetto che mente e corpo sono due entità indivisibili ed interconnesse, si presuppone che i movimenti del corpo umano in un determinato spazio e verso un determinato gruppo di persone rappresentino in una qualche maniera la personalità dell’individuo ed il loro stato emotivo, esprimendo molte volte quello che si tende a nascondere con le parole. La danzaterapiadanzaterapia incentiva il cambiamento emotivo del nostro atteggiamento ed è in grado di creare uno stato di rilassamento rigenerativo contro lo stress della vita quotidiana, facendo venir fuori dei blocchi nascosti nella nostra mente e nel nostro Io più profondo che impediscono realizzarci ed affermarci tutti i giorni come individui, il tutto tramite l’intervento di un terapeuta altamente qualificato. Anche in questo caso si attua un approccio olistico, che interviene sulla globalità della persona, contemplando tanto la psiche quanto l’aspetto fisico.
Gli interventi di arteterapia hanno obiettivi preventivi, riabilitativi, terapeutici o persino psicoterapeutici e partecipano in maniera importante alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento dell’handicap tanto psicologico quanto sociale; ogni persona ha dentro di sé un potenziale di auto-guarigione e auto-rigenerazione che va semplicemente stimolato.
A differenza di quanto accade in Italia, in Inghilterra la tecnica dell’arteterapia viene impostata da uno psichiatra o una psicoanalista con particolarmente evidenti doti artistiche; l’arteterapeuta si riunisce pertanto in un’unica e sola figura, che deve obbligatoriamente prendere una specializzazione nel post laurea in Psicologia o Psicoanalisi. In Italia non siamo ancora così avanti, sebbene esistano delle associazioni che si impegnano costantemente ed in maniera continuativa per dare una maggiore credibilità alla disciplina e a chi la pratica; prima fra tutte l’Associazione Professionale Italiana Arte Terapeuti (A.P.I.Ar.T.), un ‘organizzazione No Profit che lotta per il raggiungimento di una legislazione che garantisca e assicuri il riconoscimento della figura professionale dell’arteterapeuta e delle varie scuole di formazione in arteterapia, avendo come obiettivo la standardizzazione a livello nazionale dei vari programmi educativi-formativi. Oltre all’Associazione Professionale Italiana Arte Terapeuti, il panorama dell’Arteterapia può contare sul supporto offerto da altrettante associazioni che si impegnano quotidianamente nella diffusione e nella qualificazione di una cultura terapeutica alternativa; tra queste, non ci si può esimere dal citare l’APID, Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapia (DMT), l’AIM (Associazione Italiana Musicoterapisti) e la SPID (Società Professionale Italiana Drammaterapia). La legge 4/2013 norma la professione, chiarendo che tutte le nuove professioni devono possedere una connotazione sia culturale che professionale ad hoc. La norma UNI 11592, pubblicata nell’ottobre del 2015, parla per l’appunto delle peculiarità e delle specificità, tanto culturali quanto professionali, delle varie artiterapie.

Sitografia/Bibliografia:

  • Dubuffet J., Breton A., La Societé, Musèe dell’ART Brut, Losanna 1947
  • Bettelheim B., Il mondo incantato, Feltrinelli, 1977
  • Hildebrandt M.K., Koch S.C., Fuchs T., We Dance and Find Each Other”1: Effects of Dance/Movement Therapy on Negative Symptoms in Autism Spectrum Disorder, Behav Sci (Basel). 2016 Nov 10;6(4)
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27834905
  • Bello S., Spontaneus Painting Method, Art Therapy on the Net, 1999
  • Tosatti B., Arte e psichiatria. Uno sguardo sottile, (in collaborazione con Giorgio Bedoni), Mazzotta, Milano, 2000
  • Tosatti B., Les Fascicules de l’Art brut’, un saggio sull’artista Antonio dalla Valle, 2007
  • Bertoletti P., Mito e Simbolo, Dedalo, 1986
  • Giordano E., Aspetti espressivi, riabilitativi e terapeutici, 2003
  • Gambrell K., Horn K., Robertson T.E., Ishee L., 1556: RN PROTOCOL MUSIC THERAPY REDUCES SEDATION REQUIREMENTS IN MECHANICALLY VENTILATED PATIENTS, Crit Care Med. 2016 Dec;44(12 Suppl 1):464
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27851191
  • Magherini G., La sindrome di Stendhal. Firenze, Ponte Alle Grazie, 1989
  • Ferrari S., Scrittura come riparazione, Laterza, Bari, 1994
  • Arieti S., Creatività: La sintesi magica, Il Pensiero Scientifico, 1979
  • Freud S., Saggi sull’arte la letteratura e il linguaggio, Boringhieri, 1969
  • Waller D., Group Interactive Art Therapy, Routledge, 1993
  • “Artismo”, ricerca e sperimentazioni sulla tematica a Genova tesi di Roberta Agostini anno 2000 Accademia ligustica di Belle Arti
  • Freud S., Il poeta e la fantasia, OSF, vol. 5
  • Sir Herbert Read , Educare con l’Arte, 1943
  • Barale F., Ucelli S., Il corpo e la psichiatria, La via delsale, I,1, 1997
  • Wilfred Bion, Una teoria del pensiero, in: Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Armando, Roma 1970
  • Gutgsell K.J., A Music Therapist Shares Stories of Patients with Cancer, Cancers (Basel). 2016 Nov 15;8(11)
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27854273
  • Privalova I., Kunsthistorikerin-Russisches Museum, St.Petersburg 1999
  • Bollas C., L’ombra dell’oggetto, Edizioni Borla, Roma, 1989
  • Boyde C., Linden U., Boehm K., Ostermann T., The Use of Music Therapy During the Treatment of Cancer Patients: A Collection of Evidence, Glob Adv Health Med. 2012 Nov;1(5):24-9
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=arteterapia
  • Bonasia E., Il sillogismo malato: la paura di morire e il sacrificio della verità, letto all’International Centennial Conference on Wilfred Bion, Torino, 1997
  • De Silvestris P.,Transfert come vita e destino, in: Algini M.L.; De Silvestris P.; Farina C.; Lugones S., Il transfert nella psicoanalisi dei bambini, Borla, Roma, 1994
  • Di Chiara G., Preconcezione edipica e funzione psicoanalitica della mente, in: Riv. Psicoan., 1985
  • Wilfred Bion, Il cambiamento catastrofico, Loescher, Torino 1981
  • Grinberg L., Colpa e depressione, Il Formichiere, Milano 1978
  • Jaques E., Morte e crisi di mezza età, in: Lavoro, creatività e giustizia sociale, Boringhieri, Torino, 1978
  • Magherini Graziella, La sindrome di Stendhal, Feltrinelli, Milano, 1992
  • Segal H., Un approccio psicoanalitico all’estetica, in: Scritti psicoanalitici, Astrolabio, Roma 1984
  • Magherini G., Viaggio e dimensione estetica della conoscenza, letto all’International Centennial Conference on W.R. Bion, Torino, 1997
  • Tagliacozzo R., La pensabilità: una meta della psicoanalisi, in: Itinerari della psicoanalisi (a cura di G. Di Chiara), Loescher,Torino, 1988
  • Winnicott D., Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974
  • Cattaneo P., La Canzone come esperienza relazionale, educativa, terapeutica, Ricordi Universal Publishing, Milano, 2009