Omotossicologia

Omotossicologia

2019-03-20T17:29:08+00:00 28 febbraio 2012|
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Omotossicologiaa-rimedi-naturali-diluitiL’Omotossicologia, detta anche Omeopatia antiomotossica, è una metodica medica che appartiene alle Medicine Alternative e che si fonda sull’analisi delle omotossine, elementi tossici che fanno scaturire le malattie nell’essere umano; da molti viene considerata come uno sviluppo dell’omeopatia proprio perché prevede il rimedio omeopatico come cura dei disturbi patologici.

Uno dei più grandi meriti riconosciuti al Dr. H.H. Reckeweg e all’omotossicologia è quello di aver compreso la complessità dei sistemi biologici e l’importanza del dinamismo morboso. Secondo le sue teorie, esplicitate nel suo primo saggio del 1952, infatti, ogni patologia è il risultato di un processo evolutivo legato all’interazione-integrazione dell’uomo con l’ambiente sulla base della propria predisposizione genetica ed in grado d’influenzare le modalità con cui ognuno di noi reagisce alla malattia. Di conseguenza, ogni singolo episodio morboso può essere considerato una tappa di tale processo dinamico, espressione dello stato organizzativo dell’organismo in quel determinato momento.

Stando a quanto affermato dal medico tedesco, le patologie non sono altro che l’espressione del combattimento intrapreso dall’organismo dell’essere umano per distruggere le tossine, indebolirle e buttarle fuori, con lo scopo di supplire alle alterazioni procurate. Per questo motivo, la terapia antiomotossica del Dottor Reckeweg si basa sul concetto omotossicologico, scientificamente fondato, secondo cui le malattie non sono qualcosa di maligno che va combattuto, bensì espressione di un naturale processo di guarigione.

Nel momento in cui il nostro organismo si trova in una situazione non positiva ed è invaso da una quantità eccessiva di tossine dovuta ad una nutrizione errata, allo stress o all’assunzione smodata di farmaci il sistema immunitario si attiva affinché le tossine vengano espulse mediante la pelle (herpes, orticaria, eccessiva sudorazione), mediante il sistema respiratorio (sinusite, tosse), tramite il sistema gastro-digerente (dolori addominali, febbre, diarrea) e tanto altro. Per sintetizzare, il nostro corpo si ribella e si difende tramite reazioni antitossiche, definite nel linguaggio di tutti giorni come “malattia” e “disturbi patologici”. In maniera erronea, cerchiamo di porvi subito rimedio assumendo un farmaco che cura sì il sintomo, ma non di certo la causa, vale a dire le omotossine.
In base all’entità delle omotossine, alla loro aggressività e all’integrità del sistema immunitario, Reckeweg distingue 6 fasi di risposta antitossica distribuite sulla tavola delle omotossicosi che rappresenta una modalità dinamica per valutare l’evoluzione delle malattie. È uno strumento essenziale nell’approccio omotossicologico del paziente. Il fatto che il paziente subirà una evoluzione o che la sua malattia varierà all’interno della tavola è estremamente importante, poiché ciò indirizzerà le nostre decisioni su come curare il paziente e quale medicamento utilizzare, nella corretta modalità omotossicologica.

Nella Tavola delle Omotossicosi, il suo quadro sinottico in cui vengono classificate le malattie, Reckweg rappresenta i livelli di reattività con cui l’organismo umano cerca di mantenere l’omeostasi (stato di salute); ogni singola fase equivale ad un grado di reattività.

Le sei fasi si raggruppano in tre sottoclassi: 2 fasi Umorali, 2 fasi della Sostanza Fondamentale e 2 fasi Cellulari.

Le fasi umorali sono le fasi in cui la guarigione avviene spontaneamente e sono espressione di patologie innocue e di buona reattività. Si dividono in:

  • Fase di escrezione: le tossine non hanno il tempo di entrare in contatto con le cellule epiteliali delle mucose poiché vengono immediatamente espulse tramite secrezioni fisiologiche;
  • Fase di Infiammazione: grazie all’infiammazione, il corpo umano vanifica ed butta fuori le tossine che si sono immesse nei tessuti.

Le fasi della Sostanza Fondamentale sono quelle fasi in cui le omotossine vengono localizzate a livello cellulare e si distinguono in due sotto fasi:

  • Fase di deposito: a questo livello della patologia l’organismo, per riarmonizzare la propria omeoastasi, accumula a livello connettivale tutte quelle sostanze tossiche che gli emuntori non sono stati in grado di buttare fuori e di vanificare;
  • Fase di impregnazione: in questo stadio patologico, le tossine sono localizzabili a livello del parenchima e vengono indirizzate verso un luogo in cui viene effettuata una resistenza minore; la cellula inizia ad essere destrutturata e vengono così attaccati i suoi principi enzimatici.

Nelle fasi cellulari la prognosi non è più buona, la guarigione non è più spontanea e la reattività risulta particolarmente bassa a causa di un’alterazione lesionale. Si distinguono in:

  • Fase di degenerazione: durante la fase di impregnazione, vengono accumulate via via tossine, causando così il blocco enzimatico e la conseguente morte dei tessuti
  • Fase di de differenziazione: la stimolazione infiammatoria cronica della cellula può determinare la sua trasformazione in cellule anomale che, a causa dell’indebolimento del sistema immunitario, hanno una maggiore facilità nell’attaccare l’intero organismo, oramai troppo debole. Stando a quanto dice l’omotossicologia, si entra nell’ultima fase (la fase delle neoplasie) quando si fa un uso smodato di medicinali per la soppressione del sintomo.

La divisione biologica è la linea immaginaria che divide le fasi di deposito e di impregnazione. La sua posizione è centrale nella tavola delle omotossicosi ed attraversa le fasi della matrice, ovvero il tessuto in cui sono immerse le cellule. Non è semplicemente una linea di divisione: è simbolica e ha un enorme valore strategico terapeutico. Ogni effetto intossicante che attraversa la divisione biologica causa spesso un danno irreparabile alla cellula. L’omotossina stessa, o il suo effetto, metterà in pericolo la salute della cellula a causa di un impatto distruttivo sulle strutture intracellulari e sul nucleo della cellula. Ecco perché la divisione biologica è la linea di divisione tra le malattie con una prognosi favorevole e le malattie con una prognosi dubbia, tra la condizione di relativa integrità e purezza intracellulare e uno stato di intossicazione o di carenza intracellulare, tra l’inibizione riparabile della funzione e un danno irreparabile. In via generale, si può affermare che essa rappresenta la linea di divisione tra patologie acute e patologie croniche.

L’obiettivo primario dell’Omotossicologia consiste proprio nel disintossicare il corpo umano e porre rimedio ai danni procurati dalle omotossine attraverso l’utilizzo di farmaci omotossicologici, vale a dire insieme di sostanze chimiche estremamente diluite che permettono l’attivazione e la stimolazione dei sistemi difensivi in riserva, riattiva le funzionalità atte ad eliminare le tossine e, in caso di danni cellulari, ricrea da capo la struttura enzimatica della cellula.
Questo meccanismo costituisce uno dei principali punti d’attacco della terapia antiomotossica. Il preoccupante aumento delle malattie degenerative, dei tumori maligni e dei disturbi psichici è dovuto, secondo Reckeweg, in ampia misura al fatto che queste prime 3 fasi, in particolare quella dell’infiammazione, vengono valutate e curate in maniera sbagliata con antiinfiammatori.

Il medico omotossicologo rifiuta ogni tipo di fondamentalismo terapeutico, pertanto si rifà tanto alla medicina convenzionale che a quella omeopatica. Allo stesso tempo quando si oltrepassa la divisione biologica, la terapia dovrà essere maggiormente approfondita. Dopotutto, le fasi umorali possono manifestare un recupero completo se il meccanismo difensivo dell’organismo viene correttamente stimolato e si fa un adeguato drenaggio e un’idonea disintossicazione. Non solo i sintomi clinici scompariranno, ma il sistema immunitario del paziente concederà minori possibilità a nuove aggressioni e intossicazioni.

Fonti:

  • Bibliografia/Sitografia:
  • H. Reckeweg, Omotossicologia. Prospettive per una sintesi della medicina, Milano, Guna Editore, 1988
  • Le evidenze scientifiche dell’efficacia di Omeopatia – Omotossicologia, Quarta edizione. Milano, Guna Editore 2008
  • Relazione tenuta dal dr. H.H. Reckeweg al Congresso della Società Internazionale di Omotossicologia e terapia antiomotossica del 28 e 29 ottobre 1972, pubblicata su Biologische Medizin 6, pp. 121–138
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  • Bellavite, A. Signorini, Fondamenti teorici e sperimentali della medicina omeopatica, Palermo, IPSA Editore, 1992
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    http://guna.com/it/wp-content/uploads/sites/5/Low-Dose-Medicine_Omeopatia-Omotossicologia_Le-prove-scientifiche.pdf
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