Tunnel Carpale: acerrimo nemico per chi ama scrivere o utilizza dispositivi elettronici con frequenza.
Cervello: supervisionatore indiscusso degli scenari in atto nel corpo.
Agopuntura: un ponte di collegamento tra i ben noti sintomi della neuropatia in questione ed il Cervello stesso.
E’ quanto affermato da Massachusetts General Hospital, Università di Logan, Istituto Coreano di Medicina Orientale, Ospedale Spaulding Rehabilitation, Harvard Vanguard Medical Associates/Altrum Health, e Centro Medico di Beth Israel Deaconess, dove un Team di studio finanziato in parte dal Centro Nazionale per la Salute Complementare e Integrativa ha evidenziato due dati significativi: da un lato, il contributo apportato dall’agopuntura sul dolore inferto dal CTS, e dall’altro, ha messo in relazione la riduzione del dolore con una risposta fattiva del Cervello ai trattamenti di agopuntura.
In altre parole, l’agopuntura non agirebbe solo localmente sul sintomo del dolore, ma sarebbe in grado di portare ad una reazione concreta dalla Corteccia Sematosensoriale Primaria.
Dunque, aghi e cervello sarebbero in grado di comunicare, delineando ancora una volta la dignità medica dell’agopuntura come rimedio risolutivo.
Per 8 settimane, l’esperimento ha praticato 16 trattamenti su un campione di 80 adulti – di cui 65 donne- divisi in 3 gruppi:
- sul primo è stato effettuato un trattamento di agopuntura accoppiata ad una stimolazione elettrica – elettropuntura – e sono stati inseriti manualmente degli aghi all’interno del polso affetto dalla neuropatologia
- al secondo gruppo è stato praticato un trattamento elettrochirurgico sulla caviglia opposta rispetto al polso affetto da CTS, e gli aghi sono stati inseriti sempre manualmente su una o entrambe le gambe
- il terzo campione di trentaquattro soggetti ha ricevuto trattamenti elettrochirurgici a dispersione sull’avambraccio del polso affetto, ma gli aghi sono stati inseriti in modalità non manuale sia sul medesimo avambraccio sia sull’arto inferiore opposto
Focus delle osservazioni del Team, il formicolio ed il pizzicore tipici del Tunnel Carpale.
Dopo 3 mesi i partecipanti sono stati invitati a compilare il Boston Carpal Tunnel Syndrome Questionnaire, test di follow up per un aggiornamento su sintomi e dolore.
Il quid plus dell’esperimento si è rivelato essere l’utilizzo della Risonanza magnetica funzionale (fMRI), grazie alla quale possiamo effettivamente parlare di una curiosa relazione tra aghi e cervello.
La tecnica ha infatti consentito di circoscrivere specifiche parti nella Corteccia Somatosensoriale del Cervello che corrispondono a quei punti di polso e caviglia stimolati dall’agopuntura, permettendo di valutare la latenza di conduzione del Nervo Sensoriale Mediano.
Evidenziando quelle aree cerebrali, se ne è notata la reattività rispetto al trattamento: le zone che nel Cervello si occupano del dolore, reagirebbero quindi alla somministrazione di una terapia di agopuntura.
A ben vedere, emergono due relazioni differenti.
Tutti e tre i gruppi di studio hanno giovato del trattamento, e questo vuol dire che tanto l’agopuntura reale quanto quella simulata apporterebbero migliorie ai sintomi del Tunnel Carpale, consentendo quindi di riconoscere la legittimità della disciplina a fini risolutori per la neuropatologia in questione.
Solo il terzo gruppo ha però evidenziato anche un incremento dei risultati neurofisiologici periferici e cervicali.
I soggetti a cui è stata praticata una cura reale di agopuntura alle mani hanno cioè ottenuto benefici apprezzabili ma soprattutto misurabili.
Inoltre, praticare il trattamento sulla gamba opposta rispetto al polso infiammato si è rivelato un percorso vincente ai fini di una ulteriore riduzione del dolore.
L’altra relazione interessante è appunto quella che riguarda il miglioramento della latenza di conduzione del Nervo Mediano e la possibilità di valutare le immagini cerebrali della Corteccia, la cui osservazione ha consentito ai pazienti di confermare una continua diminuzione dei sintomi anche nel questionario di follow up, tre mesi dopo.
In conclusione, lo studio analizzato ci consente di affermare che i trattamenti reali di agopuntura sulla mano interessata e sulla gamba opposta rispetto al polso sofferente migliorano la Funzionalità Mediana del polso stesso, ma soprattutto che l’agopuntura riesce ad indurre cambiamenti Neuroplastici dinstinti nella Corteccia Sematosensoriale primaria del Cervello: ricorrendo all’agopuntura, il Cervello risponde, ed il polso si unisce con sollievo.
Fonte: NIH – National Center for Complementary and Integrative Health