Il primo a parlare di Agricoltura Biodinamica fu Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, metodo conoscitivo che guida la ricerca e lo studio delle leggi che stanno alla base delle manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella natura.

Spinto da un gruppo di agricoltori preoccupati per le condizioni delle proprie terre a seguito delle concimazioni chimiche,  Steiner nel 1924 riassunse in 3 punti gli obiettivi da  perseguire da parte dei coltivatori per contrastare il degrado del suolo:

 

  • il mantenimento della fertilità della terra,
  • l’aumento della capacità delle piante di resistere alle malattie,
  • la produzione di cibi sani e di qualità.

Da quel momento in poi, gli agricoltori e allevatori di tutto il mondo iniziarono a considerare la propria azienda come un organismo vivente dipendente da un sistema cosmico influenzato chiaramente da un metodo pratico, quello biodinamico, che unisce  il fattore etico alla cultura agricola.

Alla base dell’agricoltura biodinamica c’è una forte attività di compostaggio, l’utilizzo di preparati e le coltivazioni cicliche che sono ottenibili solo con l’abilità e la consapevolezza dell’agricoltore.

 

Coltivare la terra e allevare gli animali secondo questo metodo restituisce terreni più fertili perché ricchi di sostanze biologiche e prodotti agroalimentari più sani.

Il progetto più importante è stato sviluppato in Egitto dal 1977, quando il dottore Ibrahim Abouleish, ha lavorato per realizzare la prima comunità rurale in una zona desertica a nordest del Cairo.

Oggi, nel deserto reso fertile dallo spargimento di compost, 20mila ettari di terreno accolgono aziende specializzate nell’allevamento e nella produzione di cotone, ortaggi e di farmaci omeopatici.

 

La fonte:

http://www.lifegate.it/persone/news/tre-principi-della-biodinamica-che-salveranno-il-suolo

 

 

 

 

 

 

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