Da uno studio pubblicato su “JAMA Neurology” condotto dai ricercatori della Washington University a St. Louis, modificazioni relative ad alcuni biomarcatori specifici dell’Alzheimer, in pazienti in età adulta, possono dare un’indicazione significativa sul possibile sviluppo di demenza.

Per questa ricerca sono stati coinvolti e osservati per dieci anni 169 individui tra i 45 e i 65 anni ai quali ogni 3 anni è stata misurata la condizione della proteina tau e la proteina YKL-40 caratterizzanti la malattia Alzheimer nel livello di liquido cerebrospinale.

Contestualmente i pazienti sono stati sottoposti ad indagine clinica PET, per individuare la presenza eventuali placche amiloidi, e indagine del DNA per evidenziare casuali modificazioni genetiche in particolare del gene APO-E che ha il compito di codificare la proteina caratteristica del trasporto del colesterolo, la cui variazione potrebbe portare all’individuo una probabilità dieci volte superiore alla norma di sviluppare la demenza.

Quello che è emerso dalla ricerca è davvero molto interessante perchè se negli individui tra 45 e 54 anni i livelli della proteina beta amiloide 42 all’interno del fluido cerebrospinale risultavano più bassi del normale, c’era una maggiore possibilità che negli anni seguenti si sviluppassero placche amiloidi.

“Lo sviluppo della malattia di Alzheimer è un processo a lungo termine, questo significa che occorre tenere sotto controllo le persone per molto tempo se si vuole sperare di coglierne i segni in anticipo”, ha sottolineato l’autore principare dello studio il Dott. Anne Fagan.

“È ancora troppo presto per poter usare questi biomarcatori a scopi predittivi su singoli pazienti, ma questo è il nostro obiettivo: speriamo che un giorno sia possibile iniziare a trattare le persone molti anni prima che si manifestino i segni della demenza”.

 

Per approfondire:

Le Scienze

Lo studio:

http://archneur.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2241561

 

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