Un importante e recente studio condotto dai ricercatori Usc Davis School of Gerontology e dello Usc Dornslife College of Letters, Arts and Science, guidati dall’italiano Valter Longo ha dimostrato recentemente che si hanno effetti decisamente positivi sulla salute e sui fattori di rischio connessi all’invecchiamento se si segue una dieta poverissima per otto giorni al mese, per tre mesi. La ricerca è stata pubblicata su Cell Metabolism e supporta l’idea che il digiuno, pratica comune di molte società che la adoperano come mezzo purificatore o terapeutico, possa produrre enormi benefici per il nostro organismo.
Gli scienziati hanno coinvolto nell’esperimento un gruppo di cavie da laboratorio ed hanno evitato che introducessero calorie per quattro giorni per due volte al mese.
Si sono accorti che le cavie mostravano da un lato una notevole riduzione del grasso viscerale e sottocutaneo e del mediatore dell’ormone della crescita, il fattore di crescita insulinosimile di tipo 1 (IGF1) e dall’altro lato una maggior produzione di cellule progenitrici e staminali e del sangue (emopoiesi). Focalizzando poi l’attenzione su sistema immunitario e fegato i ricercatori hanno notato che in entrambi i casi si registra, dopo il termine del digiuno, un’accentuata capacità di rigenerazione cellulare.
Rivolgendosi all’uomo, esaminando un gruppo di 19 persone che per cinque giorni consecutivi una volta al mese per 3 mesi viene sottoposto a restrizione calorica, ci si accorge che i risultati non si discostano da quelli di cui si è appena parlato. Rispetto al gruppo di controllo, nei soggetti che apportano una riduzione calorica dal 34% al 54% del normale, sono diminuiti di peso, avevano una minor quantità di grasso addominale e un livello inferiore di IGF1 così come di glucosio ematico e proteina Creattiva, biomarcatori legati alle malattie cardiovascolari, senza alcuna conseguenza negativa su muscoli e ossa.
É importare notare che il periodo di tempo del digiuno deve essere limitato a cinque giorni, in quanto in questo modo come afferma Longo, oggi Direttore del Longevity Institute della University of Soutern California a Los Angeles e Direttore del Laboratorio di Longevità e Cancro all’Istituto IFOM di Milano : <<Il programma simildigiuno è facile da seguire: non è una dieta e quindi non richiede sacrifici prolungati nel tempo. Dopotutto, gli animali partecipanti all’esperimento e quelli del gruppo di controllo assumevano un’identica quantità totale di calorie, a conferma che non è tanto l’apporto calorico a contare quanto i meccanismi scatenati dal digiuno >>.
Questo digiuno non affaticando l’organismo sembra essere idoneo nel caso di terapie oncologiche. Gli stessi ricercatori ritengono che le cellule tumorali soffrendo la mancanza di glucosio in circolo soffrano e si riducano mentre le cellule sane attivano una sorta di modalità protettiva che le preserva dagli effetti tossici della chemio.
Per le ragioni fin ad ora menzionate sembra che la Food and Drug Administration (l’ente governativo americano per la regolamentazione di alimenti e farmaci) si stia interessando a questa mimadigiuno come trattamento per la riduzione dei fattori di rischio di alcune malattie croniche, in crescita nelle nostre società.
Concludendo appare evidente la necessità di cambiare abitudini alimentari, certo con ciò non si vuole dire che si deve esclusivamente mangiare meno, ma mangiare con ‘attenzioni ‘ ed in quantità non eccessive.
Per approfondire:
Lo Studio:
http://www.cell.com/cell-metabolism/abstract/S1550-4131%2815%2900224-7