Con il temine “trapianto a cuore fermo” si intende un tipo di procedura completamente nuova in cui l’organo e/o gli organi vengono prelevati dal donatore 20 minuti dopo l’avvenuta dichiarazione di morte celebrale.
La notizia del trapianto di fegato da un donatore a ‘cuore fermo’ ha fatto scalpore in questi giorni e non solo a livello mediatico. Il trapianto di organi è attualmente una procedura eseguita, certamente non con facilità, ma spesso ed è quindi ritenuta standard. La novità, dunque, risiede nel fatto l’organo in questione è stato prelevato dopo 20 minuti di assenza di attività cardiaca del donatore, un arco di tempo molto lungo secondo quanto stabilito dalla legge italiana.

I protagonisti sono stati i medici dell’ospedale Niguardadi Milano che collaborando con l’ equipe del Policlinico di Pavia e dell’Ospedale San Raffaele di Milano e il Centro Nazionale Trapianti (CNT) hanno dato ad un uomo di 40 anni un fegato completamente nuovo, estraendo anche i reni dallo stesso donatore. Le tecniche di circolazione extracorporea (ECMO- ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) che si usano in rianimazione per la perfusione e l’ossigenazione post-mortem e in situ degli organi addominali per 4 ore, attivata dopo i 20 minuti di arresto cardiaco hanno sicuramente favorito il prelievo di tali organi.
A tal proposito emerge dal comunicato del CNT “L’impiego di queste tecniche e i risultati ottenuti ad oggi, permettono al nostro Paese di affiancarsi agli altri paesi europei nei quali, grazie ad un più breve periodo di assenza di attività cardiaca (5-10 minuti) richiesto per l’accertamento di morte, il prelievo ed il trapianto di organi da donatore a cuore fermo contribuiscono ad incrementare in modo significativo il numero dei trapianti effettuati e di vite salvate. Un risultato significativo per la rete trapiantologica italiana e un nuovo impulso per tutti gli operatori ed esperti a aumentare il numero di donatori con accertamento di morte con criteri cardiaci e l’utilizzo delle tecniche di ricondizionamento degli organi al fine di aumentare il numero di trapianti nel nostro paese e ridurre i tempi di attesa in lista”.

Marinella Zanierato dell’équipe di Rianimazione 1 dell’ospedale San Matteo di Pavia, diretta da Antonio Braschi sottolinea , inoltre: “È la prima volta che preleviamo un fegato a cuore non battente, ma sicuramente ci è servita l’esperienza maturata in sette anni nel prelievo di reni con la stessa tecnica, dove sono avvenuti perfusione e prelievo degli organi”.
Concludendo appare evidente che si apre con questo episodio una nuova era, in cui vengono superato delle barriera e con cui dunque ci avviciniamo sempre di più agli altri Paesi Europei.

La fonte: Ansa 

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