Si è avviata lunedì 5 e terminerà sabato 09 la Settimana Europea della Dislessia. Si tratta di una iniziativa per incrementare la consepevolezza in merito a questo tipo di disturbo. La dislessia ostacola la capacità di lettura ed è legata alla difficoltà di individuare le lettere, le sillabe e le parole, anche in assenza di deficit intellettivi o sensoriali e spesso provoca altri problemi ad esempio legati alla scrittura o disturbi nell’attenzione. Risulta essere alquanto difficile dunque diagnosticarla. Diyslexia International ritiene che oggi giorno ne sono affetti 700 milioni di persone nel mondo.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Developmental Neuropsychology condotto dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e dai ricercatori dell’Unità di Psicopatologia dello Sviluppo dell’IRCCS  rivela che i bambini con dislessia evolutiva e senza alcun pregresso problema di linguaggio hanno anche difficoltà a elaborare il linguaggio verbale e che il dislessico per comprendere meglio discorsi e parole dà risposte elettriche cerebrali anomale. Il bambino dislessico per superare l’ostacolo della lettura trova, infatti, strade alternative. La ricerca attraverso la risonanza magnetica funzionale ha permesso di capire meglio i complessi meccanismi che stanno alla base dei disturbi osservati, si è notato che nei dislessici le attivazioni neurali al momento della lettura differiscono rispetto a quelle dei soggetti sani.

Esistono oggigiorno numerosi mezzi con cui aiutare il bambino dislessico. Innanzitutto è bene che presto si effettui una diagnosi accurata per capire se è davvero presente il problema. A tal proposito Maria Teresa Guasti, ordinario di linguistica dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice dello studio sostiene: “I problemi con il linguaggio orale possono essere evidenziati già in età pre-scolare, a differenza della dislessia che viene diagnosticata a 8 anni riconoscerli subito significa mettere in atto un intervento precoce. E’ noto infatti che prima si interviene, migliori sono i risultati”.

Necessaria è poi la formazione di genitori ed insegnanti che devono essere capaci di adoperare gli strumenti già a disposizione del bambino dislessico, come i programmi di sintesi vocale o quelli che consentano una lettura facilitata, ad esempio tramite la regolazione della spaziatura tra le righe oppure delle lettere o delle parole. In questo modo si offre al dislessico l’opportunità di affrontare la propria problematica evitando che la stessa abbia ripercussioni personali, sociali ed ecoconomiche.

La fonte: La Stampa

Gli studi: Developmental NeuropsychologyDiyslexia International

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