Le cifre non lasciano spazio a molti dubbi: 13 milioni di Italiani soffrono di dolori cronici ed i costi, nelle terre nostrane, superano i 36 miliardi annui. In media, ogni Italiano spende 4000€, dei quali 1400 sono costi diretti per l’acquisto di farmaci destinati alla cura del dolore ed i restanti 3000 circa sono costi indiretti comprensivi di ore e giornate di malattia o addirittura allontanamenti duraturi dal lavoro. Si tratta di un profilo realmente sconfortante, che è stato reso pubblico a Roma, durante il Convegno HOPE, Health Over Pain Experience, un’occasione servita per designare il quadro della situazione del nostro Paese riguardante l’impatto sociosanitario della sofferenza.
Una soluzione per cercare di migliorare la situazione sembra alquanto banale: prescrivere i farmaci in maniera idonea e non smodata sarebbe già un posso avanti, considerando il fatto che molti medicinali antidolorifici vengono utilizzati in maniera non giusta e pertinente.
Il professor Massimo Allegri, insegnante al dipartimento di Scienze Chirurgiche all’Università di Parma, spiega che il dolore cronico è una sofferenza che si protrae nel tempo, per più di tre mesi e che colpisce non solo la gente anziana, bensì giovani nel pieno delle proprie forze ed energie vitali. La tipologia di dolore cronico più frequente è senza dubbio il mal di schiena, seguito dai dolori alle articolazioni, i reumatismi ed infine il mal di testa.
Per combattere il dolore, vengono solitamente utilizzati due tipi di farmaci: i FANS e gli oppioidi, i primi in quantità nettamente superiore dei secondi. Si stima che ogni anno vengono spesi circa 240 milioni di euro per i FANS (tra cui il ketoprofene e l’ibuprofene) e 179 milioni per gli oppioidi. La proporzione fa riflettere se si pensa che questi ultimi vengono spesso considerati come i più appropriati per la cura e la gestione dei dolori cronici. L’Italia è in cima alla classifica dei paesi europei per il consumo dei FANS mentre occupa l’ultima posizione per l’utilizzo di oppioidi.
Si tratta di un’errata concezione del dolore e ciò provoca l’uso smodato dei medicinali. In molti pensano che dove sento dolore è perché ci sia un’infiammazione ed intervenendo sull’infiammazione, curo automaticamente anche il dolore. Ciò non è sempre vero, anzi. Questa è la ragione per cui i farmaci antinfiammatori vengono prescritti ed utilizzati in maniera impropria come medicinali analgesici.
Per cercare di uscire da questa situazione basterebbe conoscere con esattezza quali sono le fibre nervose che sono causa del dolore e stabilire una cura che sia il più appropriata e specifica possibile.; in caso di sofferenza cronica, gli oppioidi dimostrano di avere un’efficacia superiore rispetto ai semplici antinfiammatori. Quello che ci si chiede è se il dottore è in grado di comunicare la giusta direzione al paziente, sconsigliando la famose cure fai da te che non portano a nulla di buono. I dati che sono stati riportati non lasciano presagire nulla di buono: basti pensare che durante i sei anni universitari, le ore che vengono dedicate allo studio del dolore sono 12 (nella migliore delle ipotesi).
La fonte: La Stampa