Uno studio dell’Università del Michigan e della Harvard University e pubblicato su Circulation:Heart failure, ha dimostrato che l’ottimismo produce effetti benefici sul muscolo cardiaco, riducendo la possibilità di soffrire di scompensi e disturbi vascolari.
In particolare dai 50 anni in poi vedere il bicchiere mezzo pieno e avere un atteggiamento fiducioso verso il futuro riduce riduce del 73% il rischio di insufficienza cardiaca.
Dall’ incrocio dei dati di circa 200 persone con problemi al cuore con le informazioni relative ai loro stili di vita, si è evidenziato che gli individui con più alti livelli di buonumore adoperavano uno stile di vita corretto, caratterizzato da un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura, una regolare attività fisica e un sonno normale.
I meno ottimisti, invece, hanno un atteggiamento più passivo e disinteressato nei confronti della dieta con cibi poco equilibrati, non si dedicano ad attività fisica e hanno un atteggiamento negativo verso tutto ciò che gli circonda.
Sono meno socievoli e meno disponibili verso gli altri. Chi vede la vita con ottimismo, si mostra aperto, più abile nel ragionare e nell’affrontare i problemi. Inoltre, gli ottimisti amano condividere il buonumore con gli altri, dedicando il proprio tempo ad attività piacevoli e sociali.
“L’insufficienza cardiaca è spesso correlata con ipertensione, patologie valvolari o compare in chi ha avuto un infarto – commenta Francesco Barillà, professore e ricercatore in cardiologia alla Sapienza di Roma – Ed è l’incapacità del cuore a mantenere una gittata cardiaca sufficiente a soddisfare le esigenze metaboliche dei vari organi. Si sa che la felicità incide sulla comparsa dell’infarto, di ischemie e ipertensione, tutte patologie che possono indurre lo scompenso cardiaco”.
“Se la depressione è già stata in passato correlata con l’incremento delle patologie cardiovascolari questa ricerca fa luce sugli effetti dell’ottimismo, già ritenuto un toccasana per la salute” conclude Barillà.
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