Uno studio svedese condotto da un team di ricercatori dell’Università di Gothenburg e pubblicato su Current Biology ed uno studio israeliano, condotto presso l’Università di Tel Aviv e pubblicato sulla prestigiosa rivista “PNAS Proceedings of National Academy of Sciences”, hanno individuato alcuni dei fattori che influenzano l’orologio biologico femminile, confermandone quindi l’esistenza. I risultati della ricerca potrebbero essere utili a sviluppare nuove terapie per l’infertilità.

 

La fertilità femminile rimane, in parte, ancora un mistero anche per la scienza: perchè alcune donne portano a termine con successo la gravidanza dopo i 40 anni, mentre altre incontrano difficoltà nella fecondazione già a 30? Due studi, svedese e israeliano, chiariscono che l’orologio biologico esiste ed è influenzato da alcuni fattori.

Dopo l’offerta shock (per alcuni) dei due colossi della Silicon Valley, Facebook e Apple, di una copertura assicurativa per consentire alle loro dipendenti di congelare gli ovuli, a favore della carriera, si fa un gran parlare di fertilità: quanto è vantaggioso posticipare di anni la maternità, a fronte di uno spietato orologio biologico che continua a ticchettare? Se dal punto di vista etico il dibattito è acceso e non prevede una risoluzione, la scienza invece prova a rispondere cercando di chiarire quali sono i meccanismi che regolano la fertilità nelle donne e, soprattutto, escogitare strategie per conservarla ‘intatta’.

Un team di ricercatori dell’Università di Gothenburg, in uno studio pubblicato su Current Biology, ha rivelato che l’interruttore della fertilità si troverebbe nelle cellule della granulosa, uno strato che riveste l’ovulo: il suo destino è stabilito dall’attivazione di recettori sulla sua superficie, in una via di segnale cellulare mediata da mTOR. «Questo meccanismo consente alle cellule della granulosa di decidere quali ovuli matureranno e quali moriranno – spiegano i ricercatori – In questo senso agisce da ‘orologio biologico’ che regola l’ingresso in menopausa». Il team svedese ritiene che queste informazioni potrebbero indirizzare nuovi interventi per la fertilità, come stimolare la crescita degli ovociti che non sono stati in grado di maturare.

La longevità ovarica è influenzata anche dal sistema immunitario: è questa la tesi che si legge in un secondo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS e condotto all’Università di Tel Aviv. In esperimenti sui topi i ricercatori hanno osservato che inibendo geneticamente l’interleuchina-1, una proteina chiave nel sistema immunitario innato, aumentava il numero di ovociti maturi e risposta ovarica dopo stimolazione ormonale per la fecondazione in vitro. «Abbiamo svelato un chiaro legame tra i geni alla base del sistema immunitario innato e la riproduzione femminile – spiegano gli autori della ricerca – I nostri risultati sottolineano che neutralizzando l’effetto dell’IL-1 è possibile rallentare il processo naturale di distruzione delle cellule uovo e potrebbe porre le basi per lo sviluppo di nuovi trattamenti».

 

Fonte:

http://www.ok-salute.it/diagnosi-cure/lorologio-biologico-esiste-svelati-nuovi-meccanismi-fertilita

 

Gli studi:

http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(14)01144-0

http://www.pnas.org/content/111/34/12492