La fitoterapia è un’antichissima disciplina che utilizzava le piante come efficace rimedio contro le patologie ed i malanni di qualsiasi natura. Tutti sappiamo che la farmaceutica si è evoluta e modernizzata ma sono tanti coloro, sia medici che pazienti, che preferiscono ancora oggi integrare le terapie allopatiche con medicinali naturali.
La fitoterapia, il cui nome deriva dalle parole greche “phyton”, che significa pianta, e “therapéia”, cura, è la disciplina che si avvale di piante medicinali come integrazione dei farmaci classici; ciò che differenzia le due tipologie di medicine consiste nel veicolo mediante cui la persona assume il principio attivo. Se nella fitoterpia parliamo di fitocomplesso, vale a dire tutti i prodotti vegetali presenti nel rimedio, nella medicina classica il veicolo è rappresentato dalla pillola e dalla soluzione; se l’erba medicinale ha un principio attivo naturale, il farmaco viene trattato con ulteriori sostanze. L’attenzione con cui vengono preparati i vari rimedi è tanta in entrambi casi, proprio per questo è assolutamente sbagliato che dietro la fitoterapia ci sia un lavoro meno preciso, attento e più grezzo.
Bisogna però evidenziare le differenze che ci sono all’interno della categoria stessa; nella “Normativa del medicinale fitoterapico e dei prodotti erboristici” emanata dalla SIFIT (Società Italiana di Fitoterapia), sino al termine dell’ultimo decennio del Novecento, con il termine “fitoterapico” si intendeva un farmaco derivante dall’estrazione o da qualsiasi altro processo chimico o fisico applicato alle piante medicinali. Ecco spiegato perché qualsiasi farmaco propriamente detto, registrato o tradizionale che fosse registrato nelle varie Farmacopee mondiali o nei testi in questione, veniva chiamato fitoterapico. In seguito, però, molti prodotti naturali e vegetali conosciuti come biotanicals hanno iniziato a sconfinare dal mondo del farmaco e, con valori molto più bassi, si sono inseriti nel campo dell’integrazione nutrizionale e della cosmetica. Ciò spiega la difficoltà di oggi di stabilire una demarcazione netta tra fitoterapia ed integrazione della salute e quindi, per molti aspetti, tra farmaci e non farmaci. Il Ministero della Salute ha provato a chiarire le idee, classificando il fitoterapico come farmaco e inserendo il prefisso “medicinale”, distinguendolo così dal “Prodotto di erboristeria“.
Il prodotto fitoterapico, però, non ha solo valenze medicinali. Stando a quanto affermato dalla SIFIT sono tantissimi le specie botaniche, conosciute per le loro proprietà benefiche salutistiche, che non hanno ancora medicinali di riferimento e a causa di ciò si può ricorrere a queste piante solo per mantenere lo stato di salute, per la prevenzione di determinate malattie e per integrare carenze e mancanze nutrizionali. Si parla di integratori alimentari o più semplicemente di cosmetici, qualora questi non possono essere ingeriti.
In sin tesi, la fitoterapia è la disciplina medica più antica ma che, ancora oggi, riscuote tantissimo successo, sia In Italia che a livello internazionale. Basti pensare che più della metà degli Italiani che ricorrono alle Medicine Non Convenzionali, circa il 58%, fa uso di piante medicinali mentre nei territori britannici il fitoterapeuta è una professione vera e propria, istituzionalizzata e governata da norme ad hoc, con un percorso formativo universitario pensato ed ideato per la categoria.
La fonte: Sanità Informazione