Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Arfan Ikram dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, nei Paesi Bassi, svela che chi soffre di problemi di memoria potrebbe essere più suscettibile allo sviluppo di un ictus, e per coloro che hanno un grado di istruzione elevato il pericolo aumenta. Per giungere ai loro risultati, i ricercatori hanno monitorato e raccolto i dati relativi allo stile di vita e allo stato di salute di 9.152 persone (compresi il livello di istruzione e la presenza di eventuali problemi di memoria), svelandone la correlazione.
Ictus è un termine latino che significa “colpo” (in inglese stroke). Insorge, infatti, in maniera del tutto improvvisa e si verifica quando un coagulo di sangue blocca un’arteria cerebrale o quando un’arteria del cervello viene danneggiata e si rompe, provocando interruzione dell’apporto di sangue ossigenato nell’area cerebrale.
Quando questo avviene, si determina la morte delle cellule cerebrali di quell’area. Di conseguenza, le funzioni cerebrali controllate da quell’area (che possono riguardare il movimento di un braccio o di una gamba, il linguaggio, la vista, l’udito o altro) vengono perse.
In Italia l’ictus è la terza causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore e le neoplasie; causa il 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la prima causa di invalidità.
L’ictus si può presentare in tre diverse forme:
- Ictus ischemico: si verifica quando le arterie cerebrali vengono ostruite dalla graduale formazione di una placca aterosclerotica e/o da un coagulo di sangue, che si forma sopra la placca arteriosclerotica (ictus trombotico) o che proviene dal cuore o da un altro distretto vascolare (ictus trombo-embolico). Circa l’80% di tutti gli ictus è ischemico.
- Ictus emorragico: si verifica quando un’arteria del cervello si rompe, provocando così un’emorragia intracerebrale non traumatica (questa forma rappresenta il 13% di tutti gli ictus) o caratterizzata dalla presenza di sangue nello spazio sub-aracnoideo (l’aracnoide è una membrana protettiva del cervello; questa forma rappresenta circa il 3% di tutti gli ictus). L’ipertensione è quasi sempre la causa di questa forma gravissima di ictus.
- Attacco ischemico transitorio o TIA, si differenzia dall’ictus ischemico per la minore durata dei sintomi (inferiore alle 24 ore, anche se nella maggior parte dei casi il TIA dura pochi minuti, dai 5 ai 30 minuti). Si stima che il 40% delle persone che presenta un TIA, in futuro andrà incontro ad un ictus vero e proprio.
Nel corso dello studio i ricercatori hanno messo in evidenza 1134 casi di ictus (dei quali 663 ischemici e 99 emorragici): dopo aver incrociato i dati da loro stessi raccolti sono stati in grado di rilevare che nei partecipanti allo studio che avevano fatto registrare problemi di memoria il rischio di incorrere in un ictus era maggiore rispetto a coloro che non avevano problemi con ricordi e simili, e che in particolare il rischio di incorrere in un ictus tra le persone con problemi di memoria aumentava al crescere del grado di istruzione.
Fonte: “Salute24 – Il Sole 24 Ore”