IL MICROBIOMA INFLUENZA SOLO IL NOSTRO INTESTINO?

IL MICROBIOMA INFLUENZA SOLO IL NOSTRO INTESTINO?

2019-03-20T11:54:12+00:00 20 Marzo 2019|

Microbioma, microbiota, eubiosi o disbiosi sono termini che stanno entrando sempre di più nel linguaggio comune proprio perché le ricerche da parte del mondo scientifico sono sempre più significative. Per capire cosa si intende per disbiosi intestinali bisogna considerare diversi aspetti e partire prima di tutto da cosa vuol dire microbioma, perché molto spesso, questo termine viene associato esclusivamente alla popolazione di batteri che popolano il nostro intestino, ma in realtà il microbioma è composto non solo da batteri ma anche da virus, protozoi, funghi e archea.  È importante sottolineare però, che quando si parla di disbiosi intestinale si fa riferimento al microbioma inteso solo come l’alterazione della componente batterica intestinale.

Parlando di disbiosi dobbiamo innanzitutto considerare che ne esistono di diverse tipologie, generalmente determinate da:

  • eccesso di patobioti: alcuni batteri potenzialmente patogeni che normalmente colonizzano il nostro corpo (patobionti per l’appunto) possono in certe situazioni, proliferare causando disturbi o patologie vere e proprie. Un esempio può essere la famiglia batterica Enterobacteriaceae.
  • perdita di commensali: al contrario, una perdita più o meno importante dei batteri normalmente presenti può dare disbiosi a vari livelli, ad esempio la riduzione della concentrazione di reuteri è stata associata per esempio a disordini dello spettro autistico.
  • riduzione della diversità batterica: diete non corrette, AIDS, diabete ecc. sono solo alcune delle cause di riduzione di alpha-diversity e quindi di disbiosi

Sicuramente è necessario evidenziare il concetto che l’ecosistema batterico è a dir poco delicato e per questo motivo sono molte le variabili che possono incidere sul suo equilibrio, migliorandolo o creando danni a partire da una semplice dieta o dai farmaci o da infezioni o processi infiammatori fino ad arrivare ai fattori genetici che sono quelli principali. A questi si possono aggiungere anche fattori minori come temperatura, altitudine, alterazione del ritmo circadiano, dieta della madre in gravidanza.

Una volta compromessa la componente batterica intestinale le conseguenze possono essere differenti. E’ possibile andare incontro a patologie come infiammazioni intestinali croniche (IBD) come morbo di Crohn o colite ulcerosa o addirittura è possibile arrivare ad effetti che si ripercuotono su vari livelli, sfruttando connessioni anatomiche e funzionali del nostro organismo. Per quanto riguarda le infiammazioni intestinali è stato visto che nei pazienti con morbo di Crohn ad esempio, si osserva una pesante riduzione di Firmicutes (F. prausnitzii soprattutto) controbilanciata da un aumento di Bacteroidetes.

Benché un coinvolgimento del microbioma sia assodato, rimane tuttavia ancora da chiarire in che misura esso incida nel reale sviluppo di queste patologie e se la disbiosi sia da considerare fra le cause o le conseguenze. Allo stesso tempo è stato studiato che attraverso l’asse intestino-pelle , uno squilibrio intestinale può dare esiti anche a livello cutaneo provocando ad esempio una dermatite atopica, patologia multifattoriale, che può colpire l’organismo a tutte le età con uno stato di infiammazione cronica.  Sebbene la sua eziologia sia ancora incerta, tra i principali fattori coinvolti troviamo quelli genetici, immunitari, ambientali e disfunzioni epiteliali locali.

E’ da sottolineare infatti che, già dalla tenera età, il microbioma intestinale contribuisce alla maturazione del sistema immunitario e una sua alterazione in termini di composizione e/o funzionalità si riflette sulla produzione non fisiologica di metaboliti determinando lo sviluppo di infiammazione. Diversi studi clinici hanno dimostrato come pazienti con dermatite atopica presentino una ridotta biodiversità cutanea associata a maggiori livelli intestinali di Clostridia, Clostridium difficile, E. coli e S. aureus rispetto ai controlli sani, al contrario di Bifidobacteria, Bacteroidetes e Bacteroides che risultano invece diminuiti.

Da studi recenti è stata confermata anche le implicazioni della disbiosi intestinale a livello neurologico. Evidenza supportata dall’esistenza ormai sempre più accettata dell’asse intestino-cervello e dalla capacità di determinati ceppi di produrre neurotrasmettitori quali serotonina o GABA oltre che citochine sistemiche pro-infiammatorie. In particolare, sono sempre più gli studi che dimostrano infatti un coinvolgimento in patologie neurologiche/psichiatriche come disordini dello spettro autistico o depressione ma anche neurodegenerative quali Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla.

Come confermato dalle ultime evidenze scientifiche il microbioma rivesta un’importanza fondamentale sia in condizioni fisiologiche sia di patologia e proprio per questo motivo, la componente batterica rappresenta sempre più un target terapeutico sul quale poter intervenire in maniera mirata.

Fonti Pubmed

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Autore:

Biologa specializzata in Scienze molecolari, cellulari e fisiopatologiche