L’orzo aiuta il cuore infartuato ad autorigenerarsi grazie all’apporto di beta-glucano idrosolubile, una sostanza che favorisce la nascita di nuovi vasi sanguigni in caso di stress ossidativo. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Istituto di Scienze della vita della scuola superiore Sant’Anna di Pisa, coordinati da Vincenzo Lionetti, in collaborazione con l’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa e la Fondazione Toscana “G. Monasterio”.
La ricerca ha mostrato che il trattamento delle cellule endoteliali cardiache con beta-glucano d’orzo aumenta i livelli della “manganese superossido-dismutasi”, enzima essenziale per le difese antiossidanti e per l’abilità riparatrice delle cellule progenitrici endoteliali. Lo studio è stato pubblicato sul “Journal of cellular and molecular medicine” e presentato all’ultimo congresso della Società europea di cardiologia.
Spiega Lionetti: “L’endotelio che riveste le coronarie di un uomo adulto difficilmente genera nuovi vasi in un cuore infartuato. E la scarsa capacità angiogenica delle cellule endoteliali adulte è anche alla base della scarsa capacità auto-riparativa del cuore adulto”.
“Il lavoro della Scuola Sant’Anna dimostra anche – prosegue il responsabile dello studio – che la natura spesso offre i rimedi per molte malattie, come il danno cardiaco da infarto, ma occorre cercarli”.
L’orzo, il primo cereale ad avere una larga diffusione nelle civiltà del bacino del mediterraneo, si trova in commercio in due diverse varianti: perlato, cioè privato del pericarpo e dei tegumenti, e mondo o decorticato. Il primo è meno ricco di nutrienti in quanto l’eliminazione dei tegumenti esterni diminuisce l’apporto di proteine (dal 10 all’8,2 per cento), oltre che dei grassi, dei sali minerali e delle vitamine. L’orzo, oltre ad essere noto per l’elevata digeribilità, è un cereale dalle proprietà rinfrescanti, che migliora il tono dell’umore, favorisce l’attività psicofisica e facilita la concentrazione.
Fonte: LifeGate
Lo studio sul “Journal of Cellular and Molecular Medicine”