Siamo entrati in quella che viene definita la Quarta Rivoluzione Industriale, in cui robot ed intelligenze artificiali invaderanno tutti i settori lavorativi, dalle fabbriche agli ospedali. Si tratta di un’era di automazione ed informatizzazione che, se non gestita correttamente dalle nostre istituzioni politiche, può portare alla perdita di un terzo dei posti di lavoro.
Si può parlare di futuro di disoccupazione? L’effetto delle nuove tecnologie porterà alla cancellazione, nel giro di 10 anni, del 47% dei posti di lavoro; il problema sorge nel momento in cui i nostri politici decidono di occuparsi delle problematiche che sembrano concernere esclusivamente la durata del loro mandato, tralasciando quello che in realtà rappresenta un problema quanto mai serio. È assolutamente necessario ragionare nel medio-lungo termine per cercare di riorganizzare la società e renderla compagna delle trasformazioni che si stanno attuando. Il problema non è la scienza ed il progresso robotico, anzi.
Tra le contromisure analizzate per cercare di non fermare il progresso e renderlo alla portata di tutti i cittadini spicca quella dell’istituzione del reddito di base incondizionato, che permette di ridistribuire le ricchezze così da rendere le persone libere.
Un esempio del perché non è il progresso scientifico a dover esser fermato è Watson. Cosa è Watson?
Ibm è la sede di uno dei più prestigiosi laboratori di ricerca in tutto il mondo, il Centro Thomas Watson; i ricercatori del centro hanno realizzato un algoritmo che rivoluzionerà il mondo della diagnostica e dei medici, la professione lavorativa più nobile. Il ruolo dei dottori verrà messo in discussione?
A presentare il progetto Watson è uno dei 5000 studiosi impegnati nella ricerca, John Smith; il ricercatore spiega come il cancro alla pelle colpisca numerose persone ogni anno, si parla di cifre che vanno dai 2 ai 3 milioni. Inoltre, afferma che questo tipo di melanoma risulta essere particolarmente letale, uccidendo molte delle persone che ne vengono colpite. In Ibm vogliono riuscire a poter diagnosticare il tumore, attraverso un computer che sia in grado di rivelare se si tratta di cancro oppure di un’altra tipologia di malattia. Utilizzando semplicemente un iphone e appoggiandoci sopra il dermatoscopio si può scattare una fotografia alla macchia sospetta e girarla al software che, nel 95% dei casi, riesce ad identificare il tipo di patologia nel giro di pochi secondi. Un dato che fa riflettere se si pensa che i dermatologi raggiungono una precisione che oscilla tra il 75% e l’84%. Si tratta di algoritmi estremamente esatti, molto più di quanto possa essere l’uomo, e al contempo velocissimi.
Inutile dire che Ibm sta investendo moltissimo in questa nuova tecnologia cognitiva e spera, un giorno, di trasformarla in uno strumento utile per l’intera umanità. Se oggigiorno l’impatto di Watson Salute è su 300 milioni di uomini, l’obiettivo è raggiungere i 7 miliardi, vale a dire ogni essere umano esistente.
Questa tipologia di tecnologia viene definita cognitiva poiché è in grado di leggere quantità di dati che risultano impossibili per l’essere umano. La conoscenza ed il sapere diventano sempre più estesi e per noi comuni mortali sembra quasi impossibile essere costantemente aggiornati su tutte le ultime pubblicazioni, le nuove nozioni prese dai testi scientifici e via dicendo. Questo tipo di intelligenze artificali, chiamate anche Cognitive Computing, più leggono, più nozioni ed informazioni acquisiscono e più diventano precise e perfette. Watson, inoltre, non si limita a diagnosticare il tumore della pelle; anzi, è in grado di indicare anche il tipo di medicinali e il percorso terapeutico che il paziente dovrà seguire per iniziare il processo di guarigione.
Insomma, come già detto da un concorrente di un gioco televisivo americano, “Salutiamo i nostri nuovi dominatori, i computer”, nella speranza che l’intelligenza artificiale e quella umana riescano nell’obiettivo di vivere meglio e più a lungo.
La fonte: Presa Diretta, 05/09/2016