L’acupressione è una tecnica della Medicina Tradizionale Cinese che consiste nel provocare una leggera pressione con le dita in determinati punti del corpo umano e, stando a quanto rivelato da un recente studio made in USA, risulta essere estremamente utile per chi soffre di quella fatigue dovuta alla presenza di un tumore e alle conseguenziali cure. Si tratta di un metodo non invasivo, economico ed estremamente efficace per ridurre quelle sintomaticità che debilitano la persona, sia fisicamente che moralmente.
L’acupressione si basa sugli stessi principi dell’agopuntura ma non utilizza gli aghi; sono sufficienti le dita o dei bracciali con dei bottoncini. Che la disciplina fosse utile per combattere i problemi del sonno e la nausea è risaputo ma i benefici di questa tecnica per la lotta alla fatigue ancora non erano noti. I ricercatori dell’Università del Michigan hanno eseguito dei test e delle ricerche per comprendere se l’acupressione potesse alleviare quella stanchezza persistente e quella difficoltà a prender sonno che colpisce le donne malate di cancro al seno anche a distanza di anni dopo le cure.
I risultati dello studio, pubblicati su una rinomata rivista del settore, Jama Oncology, parlano chiaro e rivelano che l’acupressione porta ad una diminuzione del 27-34% della fatigue, nell’arco di sei settimane.
La ricerca ha coinvolto 288 donne che sono state malate di tumore al seno e che hanno terminato le cure da almeno 12 mesi. È stato insegnato loro come praticare l’acupressione: ben 94 donne hanno praticato l’acupressione rilassante, 90 quella stimolante (utile per aumentare il tasso di energia e benessere), mentre le altre 86 donne rimanenti non hanno auto-praticato alcun tipo di tecnica e si sono limitate a prendere i farmaci che normalmente vengono prescritti a chi soffre di fatigue.
Le donne si son auto-trattate 3-4 minuti al giorno, per ben sei settimane. Se all’inizio dei vari test, le donne dichiaravano di raggiungere il quinto stadio di fatigue (in una scala che va da uno a 10), al termine del percorso il 66% di quelle appartenenti al primo gruppo dichiarava di avere un livello di stanchezza inferiore a 4, così come il 60% delle donne del secondo gruppo e poco più del 30% del terzo.
Per ciò che concerne i problemi legati al sonno, invece, solo l’acupressione rilassante si è rivelata utile, sia durante le settimane di cura che dopo (anche alla decima settimana molte donne del primo gruppo dichiaravano di avere dei benefici non solo riguardanti l’insonnia bensì anche la qualità della vita in generale).
Roberta Monzani, responsabile del Day Hospital Chirurgico dell’Humanitas di Rozzano, spiega che la pressione esercitata dalle dita stimola il sistema nervoso centrale, intervenendo sulla produzione di quei neurotrasmettitori responsabili del controllo della fatigue.
L’autrice della ricerca, Suzanna M. Zick, rivela appunto che l’acupressione si è rivelata più utile dei farmaci per la cura della fatigue e l’aspetto interessante consiste nel fatto che questa tecnica è estremamente facile da apprendere, 15 minuti di formazione sono sufficienti, e soprattutto può essere auto-praticata, senza dover ricorrere ai medici esperti (come nel caso dell’agopuntura per esempio).
La fonte: La Repubblica