concerto sinfonico 19-12-07 - coro voci bianche 10Il canto sembra essere sempre più correlato al benessere fisico della persona e a dimostralo sono i numerosi studi a tal riguardo; in particolar modo, ci si riferisce al canto corale che sembra apportare svariati benefici all’organismo dei coristi.
Un primo studio, pubblicato sulla rivista Ecancer e condotto dal Tenovus Cancer Care e dal Royal College of Music, rivela che cantare per un’ora al giorno potenzia le difese immunitarie e comporta un miglioramento visibile dell’umore. Per giungere a queste conclusioni, hanno analizzato campioni di saliva di 193 coristi e ciò che è emerso sembra abbastanza chiaro: un abbassamento dei livelli di cortisolo e maggiori quantità di citochine infiammatorie, che determinano non a caso minori infiammazioni nell’organismo e quindi una trasformazione positiva del proprio stato d’animo. In particolar modo se le persone sono malate di cancro.

Difatti, tutte le persone che si sono sottoposte al test erano pazienti oncologici o persone che avevano familiari coinvolti in attività di assistenza e supporto (si tratta di quelle persone che vengono definite in lingua inglese caregivers). A quanto riferiscono i ricercatori che hanno condotto lo studio, il canto si rivela pertanto utile non solo per le ragioni precedentemente citate ma anche perché comporterebbe una diminuzione dello stress per la persona. Inoltre, tutti noi sappiamo l’importanza che assume la respirazione nel canto; bisogna saperla controllare e renderla il più uniforme possibile, attraverso il coinvolgimento del nervo vago (che ha una forte incidenza sul timbro vocale e sulla nostra vita emozionale). I ricercatori dell’Università di Getenborg, in Svezia, hanno stimato che la canzoni che contengono lunghe frasi musicali procurano all’organismo i medesimi risultati degli esercizi di yoga incentrati sulla respirazione.

Ulteriori benefici riscontrati nell’essere umano grazie alla musica riguardano le espressioni facciali e la comprensione delle emozioni: nel caso specifico, stiamo parlando di tutti coloro che sono affetti dal morbo di Parkinson e che quindi presentano quella che è nota ai più come la “Poker Face”, vale a dire la sindrome della maschera. Queste persone, in seguito alla malattia, diventano, con il passare del tempo, incapaci di mostrare le proprie emozioni attraverso le espressioni ed i movimenti del volto (dovuto al suo irrigidimento), sembrando così distaccate e non capaci di provare sentimenti. Si tratta di un vero e proprio limite alla loro capacità di comunicazione interpersonale e alla loro abilità di saper interagire con il mondo che li circonda. I ricercatori dello Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab della Ryerson University a Toronto affermano che, cantando tutte insieme all’interno di un coro, queste persone recuperano piano piano, per la durata di due mesi circa, la propria mimica facciale (diventando più empatici con coloro che li circondano). Tutto ciò andrebbe anche ad abbattere quella condizione di isolamento sociale che è tipica di chi soffre della patologie sopracitate, aiutando i malati di Parkinson o pazienti afasici a migliorare le skills comunicative e di interazione. Spiegano gli effetti miracolosi del canto dicendo che, per l’appunto, le aree cerebrali che controllano il linguaggio non sono le stesse che hanno in competenza il canto: molto spesso, difatti, ci sono persone che presentano difficoltà nel parlare e quando cantano, sembrano dimenticarsi delle loro problematiche ed articolano fonemi come se non fossero soggetti ad alcun tipo di difficoltà.
I benefici non finiscono qui: è stato dimostrato che chi canta regolarmente avrà minori problemi di udito e soprattutto, allenando costantemente le proprie competenze cognitive, presenterà dei vantaggi anche in termini di memoria, rallentando il processo di decadimento cognitivo che affligge tutti i pazienti che soffrono di demenza. E quando si parla di canto, si parla anche di ascolto della musica.

La fonte: La Stampa

 

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