Durante l’89° Congresso nazionale della Società italiana di urologia (Siu) è stata dimostrata l’efficacia robotica nei trattamenti per il cancro alla prostata ed è stato affermato come in molte circostanze si riveli ancor più precisa della mano umana. Il Robot Da Vinci si rivela veloce, preciso ed estremamente efficace, senza contare il fatto che risulta in grado di preservare l’attività sessuale in caso di tumori meno gravi e quando il paziente è molto giovane.
Il punto debole dell’intera situazione è che la distribuzione sul territorio nazionale risulta poco omogenea, con la maggioranza dei robot presenti nelle strutture del Nord Italia (ben 43) mentre al Sud ci sono solamente 15 esemplari, di cui 9 installati tra la Puglia e la Campania. Ciò spinge tutte le persone che vogliono sottoporsi al trattamento a spostarsi dal luogo in cui vivono, obbligandoli così a sforzi ritenuti non necessari e soprattutto a sostenere dei costi sanitari nettamente superiori. I robot-chirurghi presenti nel Bel Paese sono assolutamente sufficienti per soddisfare la richiesta degli Italiani ma non sono distribuiti in maniera tale da poter garantire una risposta a tutti coloro che ne fanno domanda.
È necessario però precisare che non è in alcun modo pensabile inserire un Da Vinci in tutti i reparti di urologia delle strutture ospedaliere poiché il robot-chirurgo ha un costo che può sfiorare i 3milioni di euro e a questa cifra vanno aggiunti i costi sanitari e dei materiali previsti per ogni intervento e che possono raggiungere i 5mila euro. Si stima che la convenienza nell’usare un Da Vinci c’è solo nel caso in cui si riesca ad effettuare un minimo di 350 interventi all’anno. La ridistribuzione è assolutamente necessaria pertanto.
Questi robot presentano una telecamera in 3D che viene posizionata all’interno dell’addome del paziente attraverso una piccolissima incisione e che permette al chirurgo di avere una visuale perfetta del campo operatorio; inoltre, avendo tre bracci robotici, ha la possibilità di muoversi in tutte le direzioni, riuscendo così a fare manovre impossibili invece per la mano umana. Il doppio sistema di sicurezza garantisce infine che non ci siano problemi di interruzione durante l’intervento e soprattutto che non ci siano margini di errore.
Il Robot Da Vinci viene usato nell’80% degli ospedali statunitensi ed in Europa la sua diffusione sta crescendo sempre di più, soprattutto grazie agli studi che ne confermano l’efficacia, come quello pubblicato sulla rivista The Lancet che ha messo in comparazione gli interventi di chirurgia robotica con tutti gli altri (sempre in riferimento al cancro alla prostata) ed ha dimostrato una maggiore precisione da parte della prima tipologia di chirurgia.
Altro dato fondamentale è l’azzeramento del rischio di recidive, dovuto alla visuale ottimale data dalla telecamera 3D (che consente di asportare tutto il tessuto patologico), e la riduzione dei periodi di degenza grazie alle mini-incisioni che comportano meno dolori post-operatori. Il robot, infine, risparmiando numerosi nervi che regolano l’erezione, offre l’opportunità ai pazienti più giovani di mantenere una vita sessuale soddisfacente anche dopo l’operazione di non riscontrare quei problemi di incontinenza che invece si manifestano con una maggiore probabilità dopo interventi di chirurgia a cielo aperto.
La fonte: Il Sole24Ore