Hai un figlio particolarmente ribelle? Contesta tutto ciò che gli viene detto, esprimendo il suo disaccordo su quanto stabilito dalle autorità genitoriali? Bene, per quanto stancante possa essere, ci sono buone probabilità che tuo figlia possa diventare un uomo di gran successo nella vita e soprattutto aumentano le probabilità di stipendi a tanti zeri. A rivelarlo è uno studio, pubblicato su una prestigiosa rivista del settore, Developmental Psychology, riguardante ben 2800 bambini del Lussemburgo seguiti per 40 anni, dalla fine degli anni sessanta fino agli inizi degli anni duemila.
Dei vari bambini presi in esame erano state raccolte numerose informazioni, utili per la riuscita dei test, che li descrivevano nella loro totalità: dal quoziente intellettivo, allo status socioeconomico della famiglia; dalle caratteristiche sulla propria personalità a quelle concernenti la propria famiglia.
La psicologa Marion Spengler e il team di esperti dell’Università di Tubinga sono andati a vedere i risultati raggiunti dalla persone coinvolte nella ricerca, sia in termini di carriera scolastica e lavorativa che di capacità di guadagno. Quello che vogliono fare è ricollegare questi tre aspetti di oggi con le caratteristiche tipiche della personalità che i bambini presentavano all’epoca.
Alcuni tra i dati emersi erano più che prevedibili: un bambino con un quoziente intellettivo più elevato ed appartenente ad una famiglia agiata presenta sicuramente più probabilità di laurearsi e di ottenere un livello di educazione più elevato rispetto a un bambino con un quoziente d’intelligenza inferiore, che vive in una famiglia disagiata. Altrettanto noto è il legame tra l’attitudine allo studio ed il successo scolastico ed occupazionale: è ovvio che chi ama leggere e passare il proprio tempo sui libri, raggiunga risultati migliori sia a scuola che nella futura vita lavorativa.
Altri dati erano sicuramente meno prevedibili; il successo scolastico ed occupazionale, secondo gli studiosi, dipende anche da diversi fattori correlati alle personalità dei singoli soggetti; andando più nello specifico, analizzano gli individui con poca autostima: affermano che coloro che si sentono inferiori agli altri, si comportano come se lo fossero davvero, ottenendo così risultati non idonei alle loro reali capacità e nettamente inferiori. È come se fosse una sorta di profezia che si avvera.
Quello che però sorprende è come il successo (nel mondo lavorativo e scolastico) sia estremamente legato ad un particolare atteggiamento di certi bambini: la loro propensione a sfidare le autorità genitoriali, contestandone le regole e le direttive. Per ciò che concerne l’ambito scolastico, i bambini con questo tipo di comportamento tendono a brillare maggiormente proprio per la loro natura competitiva e critica (soprattutto in test ed esami che prevedono l’interazione con i compagni), mentre per quel che riguarda l’ambito lavorativo, il successo e la buona riuscita si allacciano in particolar modo alla capacità di guadagno: i bambini più caparbi ed irrispettosi, una volta adulti, tendono a guadagnare maggiormente. Le ragioni per cui accade questo non sono ancora chiare; probabilmente perché questi bambini hanno una forte propensione a lottare per difendere i propri diritti e quindi anche per la negoziazione di un compenso ma quello che non escludono è che, plausibilmente, trovino dei modi, non del tutto etici, per arrivare ai loro scopi.
Ad ogni modo, nonostante le previsioni rosee per il loro futuro, rimane ancora un problema da risolvere: come devono comportarsi i genitori di queste piccole “pesti”? Come devono rapportarsi a loro nella quotidianità? Diciamo che non c’è una regola fissa, che vale per tutti i casi. Bisognerebbe adottare delle strategie ad hoc, per ogni bambino e per ogni famiglia. Donna Gorman, giornalista esperta di tematiche familiari, commenta sul Time i risultati pubblicati dallo studio condotto dalla Spengler ed i suoi colleghi; quello che consiglia di fare è di lasciare sempre aperta la comunicazione, cercando di ascoltarli e capire il perché di determinati loro atteggiamenti.
La fonte: NostroFiglio.it