OSTETRICHE-UGANDA-AFRICA-SAPEREAmyel Garnaoui è un’ostetrica italiana di origine tunisine che ha studiato e si è specializzata a Roma. Ha deciso però di iniziare a lavorare in Uganda per delle motivazioni ben precise: la donna racconta di come nel nostro Paese il loro compito risulti alquanto limitativo, dovendo passare semplicemente gli strumenti al ginecologo di turno.

Le mani, ciò che da sempre contraddistingue questa professione, passano in secondo piano e vengono rimpiazzate esclusivamente dagli strumenti. La stessa Università italiana non ti insegna a svolgere il mestiere realmente ed una volta terminato il percorso di studi esci dalle mura accademiche e ti senti completamente impreparato a lavorare. Ecco la ragione per cui Amyel si è trasferita in Africa, territorio ricco di speranza, fede, saggezza e ricchezza culturale.
Quello che si porta dietro Amyel è il sapere racchiuso nelle mani delle donne africane; semplicemente tastando, riescono a fare diagnosi di malposizione, di mola idatiforme, riescono a comprendere quando è il momento adatto per spingere o per allattare; anche il contatto umano con la paziente sembra differente: la comunicazione è continua e sempre presente.
A livello formativo, così come avviene in Italia, anche in Uganda le donne impiegano 3 anni per laurearsi ed immediatamente dopo devono conseguire un tirocinio attraverso cui completano il periodo educativo. In aggiunta, tutte hanno l’opportunità di seguire un corso di 4 anni che permette loro di formarsi in toto e poter effettuare anche parti cesarei. Compiti che sono di competenza del ginecologo, da loro, vengono praticati comunemente dalle ostetriche, come per esempio la tecnica dell’aspirazione Karman per l’aborto o la somministrazione di farmaci. In un certo senso si va un po’ controtendenza se si pensa che noi occidentali abbiamo l’abitudine a considerare l’Africa come un continente arretrato e pieno di problemi.
L’organizzazione sanitaria no profit che ha permesso ad Amyel di viversi questa esperienza in Africa è Amref; la scelta fatta dall’organizzazione non è usuale poiché di solito si tende a prediligere volontari locali africani. In questo caso, però, la missione di Amyel rappresenta una sorta di comunicazione eccezionale riguardante il diritto alla salute pubblica tra il paese italiano e quello africano; l’Africa viene considerata come una terra da cui apprendere nozioni e da cui poter imparare. È iniziata così la collaborazione tra Amref e la Asl Roma 1 per la difese dei diritti delle donne e dei bambini in tema di salute nelle zone periferiche di Roma: le ostetriche, in seguito a tutto ciò che è stato imparato in Africa, dovranno avvicinare e convincere gli stranieri appena giunti nel nostro Paese ad entrare di loro iniziativa nelle strutture ospedaliere e sanitarie. Il compito è più difficile di quanto sembra ma l’importanza di far conoscere loro i propri diritti è fondamentale.

La fonte: La Repubblica

 

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