Parkinson genericaUn’interessante ricerca pubblicata sulla rinomata rivista Neurology dimostra che esiste una correlazione profonda tra lo sviluppo della malattia del Parkinson e l’esposizione a diversi fattori ambientali tra cui  pesticidi,  sostanze usate per la protezione del legno,  metalli pesantisolventi e gas di scaricoÈ stato dimostrato che tali sostanze causano effetti decisamente negativi sui neuroni che rilasciano dopamina nel cervello e che si occupano del metabolismo delle sostanze nocive, causando la loro degenerazione e l’aumento del valore di una tossina, normalmente presente nella regione cerebrale in dosi minori, responsabile dei danni neurologici e della sintomaticità caratteristica del Parkinson e della sua seguente evoluzione.

I ricercatori credono che ci siano prove inconfutabili riguardanti il collegamento tra la suscettibilità al morbo di pazienti predisposti da un punto di vista genetico e l’elemento ambientale. A tale scopo è possibile effettuare un test di laboratorio, conosciuto come test LTT, per capire e comprovare realmente la veridicità dello studio: basterà dimostrare che nell’organismo di una persona affetta dal morbo ci siano metalli pesanti o residui di sostanze chimiche che influiscano in maniera negativa sull’attività neurologica del soggetto. Lo step successivo consisterebbe nell’effettuare una terapia eziologica, andando ad eliminare le sostanze nocive identificate. E cosi hanno fatto i ricercatori del Parkinson’s Environment and Genes Study, reclutando 360 persone malate di Parkinson e 816 individui che invece non presentavano sintomi. Tramite l’utilizzo di un computer basato su un sistema informazionale geografico, analizzavano i dati forniti dagli intervistati durante un semplice colloquio telefonico e valutavano la loro esposizione a determinati pesticidi; i risultati parlano chiaro: basta una minima esposizione ai pesticidi presi in esame per aumentare la probabilità di sviluppo del morbo. La sorpresa risiede nel fatto che questo tipo di pesticidi è presente tanto in natura quanto nei cibi di cui ci nutriamo quotidianamente, incrementando in maniera esponenziale il numero di persone così a rischio.

La ricerca ovviamente non si ferma e si pone obiettivi sempre più lungimiranti, come quello di trovare un farmaco o un metodo alternativo per limitare il progredire della malattia.

La fonte: Assimas

 

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