Esisterebbe una correlazione tra i protettori gastrici come l’omeprazolo e il pantoprazolo ed il rischio di demenza nelle persone anziane.
A rivelarlo, uno studio pubblicato su una celebre rivista del settore, JAMA Neurology, e condotto dall’Università di Boon e Rostock; già in precedenza, una ricerca aveva messo in luce l’eventualità di un possibile legame tra i due fattori e questo studio non fa altro che confermarlo, coinvolgendo però un numero più ampio di individui.
Lo studio è stato condotto su 73679 anziani (dai 75 anni in su), non affetti dalla demenza senile e ha riguardato un arco temporale abbastanza vasto, dal 2004 al 2011; in generale, si è notato che pazienti che fanno uso di protettori gastrici potrebbero evidenziare sintomi di demenza con una probabilità maggiore dell’1,5. Andando nel dettaglio, si evince che chi tra gli intervistati, ben 2950, si affidava ai Protettori di Pompa Protonica (IPP), presentava una probabilità di rischio di ammalarsi di demenza maggiore del 30% rispetto a chi invece non ne faceva uso.
I dati fanno riflettere e non poco; basti pensare che nel Bel Paese i PPI sono tra i medicinali maggiormente prescritti (soprattutto tra gli anziani) e circa il 20% degli Italiani over 70 mostra segnali di declino cognitivo.
Britta Haenisch, coautrice dello studio, afferma che l’over-prescrizione dei PPI è un problema serio che va adeguatamente affrontato; la cifra di cui parla è allarmante: il 70% delle prescrizioni di protettori gastrici potrebbero essere non non motivate da giusta causa.
Il pool di esperti, però, non ha ancora capito in che modo e perché l’uso di protettori gastrici possa far aumentare le probabilità di ammalarsi di demenza; sebbene la ricerca non riguardasse la valutazione dei livelli di vitamina B12 (associata con il declino cognitivo), i ricercatori hanno affermato che potrebbe trattarsi di una carenza o di un cattivo assorbimento di quest’ultima o del magnesio. In aggiunta, a causa dell’assunzione dei protettori gastrici, il nostro organismo potrebbe avere delle difficoltà nell’assorbire dei nutrienti a causa del mal funzionamento di alcuni enzimi.
L’analisi fa riferimento a diversi studi passati che hanno esaminato la correlazione tra l’uso dei PPI e l’aumento della Beta-amiloide (proteina responsabile della patologia dell’Alzheimer) nel cervello dei topi testati. Il Dott. Lewis Kuller, tra gli autori dello studio, ha però specificato che la correlazione tra l’uso dei protettori e la demenza potrebbe anche non essere causale; bisogna tenere conto di tutta la serie di farmaci che gli anziani (tra i 75 e i 79 anni) utilizzano (molto spesso in contemporanea).
Altro dato preoccupante è la durata con cui, di frequente, questi farmaci inibitori vengo assunti: i periodi possono essere anche molto lunghi e, come abbiamo potuto notare, capita spesso che i medici li prescrivano per curare sospetti reflussi gastrici; fa riflettere molto se si pensa che per curare un reflusso potrebbe bastare una corretta e sana nutrizione e rimedi esclusivamente naturali.
La fonte: Gomm W. et al Association of Proton Pump Inhibitors With Risk of Dementia: A Pharmacoepidemiological Claims Data Analysis.
JAMA Neurology 2016 Feb 15. doi: 10.1001/jamaneurol.2015.4791