Un gruppo di ricercatori del Langone Medical Center ha pubblicato sulla rivista Current Biology i risultati di uno studio condotto sui topi in merito all’origine della rabbia e dell’aggressività. Guidati dall’esperta neuroscientifica Dayu Lin, il gruppo di studiosi ha mappato il principio di questi due sentimenti in una specifica regione del cervello, che scatena a sua volta delle reazioni a catena in altre zone cerebrali provocando sensazioni di rabbia improvvisa e difficilmente gestibile nell’organismo.
Quello che sottolineano però è che un’ aggressività del genere non è stata mai riscontrata nell’uomo ma non vogliono smettere di studiare ed analizzare fino in fondo i dati ottenuti perché ritengono che siano estremamente utili per far chiarezza su quei meccanismi che sono alla base di alcuni tipi di aggressività molto simili e che appartengono proprio all’essere umano.
La regione a cui fanno riferimento i ricercatori è il setto laterale, già associata in precedenti studi effettuati su uccelli e roditori al controllo dell’ansia e della paura; il grande passo che sono riusciti a fare consiste proprio nel modificare e regolare l’attività delle cellule presenti in questa zona, potendo così bloccare e riattivare, in base a tempistiche da loro scelte, gli attacchi di rabbia violenta.
Questo fenomeno, da un punto di vista fisico, può essere spiegato dal fatto che il setto laterale è collegato e riceve energia dall’ippocampo, che solitamente ha a che fare con la gestione delle emozioni e la funzionalità dell’apprendimento, e al contempo anche dall’ipotalamo, regione cerebrale coinvolta nella produzione degli ormoni e pertanto collegata proprio all’aggressività. Secondo Lin, la loro ricerca rappresenta una prova inconfutabile del fatto che il setto laterale sia la regione in grado di gestire il grado di aggressività e rabbia nei topi maschi; inoltre, sottolinea l’importanza rappresentata dalla vicinanza fisica e dalla forte connessione con le altre aree encefaliche che sono strettamente correlate a diversi tipi di atteggiamenti violenti nell’uomo.
Lo step fondamentale è stato raggiunto però quando i neuroscienziati hanno dimostrato l’indipendenza, in ambito di gestione e controllo, tra la sfera sessuale e quella delle emozioni irruente ed aggressive: una gestione della rabbia non può avere effetti negativi sulla riproduzione; ci si può muovere pertanto più liberamente in entrambe le aree, senza temere di arracare qualsiasi tipo di danno indiretto. Questi primi risultati li spingono ad andare sempre oltre, ponendosi come prossimo obiettivo la scoperta delle specifiche cellule addette alla gestione della rabbia e capire in quali circostanze vengono rese operative per poter frenare o istigare atteggiamenti violenti e per creare farmaci appositi, da usare come calmanti, senza che questi abbiano effetti collaterali per le altre regioni del cervello.
La fonte: Salute 24 – Il Sole 24 Ore