Insufficienza-cardiacaUn pool di scienziati statunitensi della University of Utah Health Care di Salt Lake City, coordinati da Amit N. Patel, ha stabilito che è possibile aggiustare un cuore danneggiato, non più in grado di pompare il sangue  grazie all’organismo, senza dover intervenire chirurgicamente attraverso un trapianto.

La tecnica a cui hanno lavorato per lungo tempo consiste nell’utilizzo delle cellule staminali del midollo osseo, permettendo così una diminuzione del 37% del rischio di subire eventi cardiaci in pazienti che soffrono di grave insufficienza cardiaca.
Lo studio, pubblicato su una delle più importanti riviste del settore, The Lancet, ha visto coinvolte ben 126 persone malate di insufficienza cardiaca grave. I ricercatori hanno prelevato in tutte le persone sotto esame delle piccole porzioni di midollo osseo, scegliendo nel loro interno delle cellule staminali mesenchimali ed i macrofagi M2. Queste cellule staminali sono state poi coltivate in provetta, arrivando ad ottenere una soluzione chiamata ixmyelocel-T. Il passo successivo è consistito nell’iniezione nel cuore del paziente, in particolar modo nei punti in cui questo risultava danneggiato, di questa soluzione; il tutto attraverso un intervento minimamente invasivo, durato due ore circa.
Gli effetti della terapia sono stati monitorati lungo tutto il corso dell’anno con una cadenza trimestrale e sin da subito è emerso che, rispetto al gruppo placebo, i membri del gruppo che erano stati sottoposti alla terapia cellulare presentavano un minor numero di effetti collaterali ma soprattutto una percentuale di rischio di subire eventi cardiaci ridotta del 37%.
Questa nuova tecnica cellulare è stata oggetto di grandi dibattiti negli ultimi 15 anni ma Patel è sempre più convinto della sua validità, a maggior ragione ora che l’efficacia è stata dimostrata dai risultati ottenuti dal test. Si tratta, difatti, del primo vero esperimento che è riuscito a dimostrare l’importanza e l’influenza positiva che la terapia può avere sulla vita quotidiana di tutti coloro che soffrono di insufficienza cardiaca.

La fonte: Il Sole 24 Ore

 

<<TORNA A TUTTE LE NEWS