depressione-donnaQuesta è la sfida lanciata dai medici americani: indagini più approfondite sulla popolazione adulta potrebbero portare numerosi benefici, diminuendo drasticamente la percentuale di rischio.
Dopo un’attenta analisi ed una valutazione dei dati raccolti, la U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) consiglia di sottoporre la componente adulta della popolazione ad uno screening per la depressione; in particolar modo, l’invito è rivolto a tutti coloro che hanno avvertito in passato qualche sintomo sospetto senza però lasciare fuori chi apparentemente si mostra essere sano e senza alcun tipo di avvisaglia. La grandezza della medicina preventiva consiste proprio in questo: dare a tutti, asintomatici compresi, l’opportunità di prevenire e non dover curare.

La USPSTF è un’organizzazione di medici esperti nella medicina preventiva che, tramite rigorosi ed approfonditi esami scientifici, fornisce un pratico e valido manuale a coloro che si occupano della politica sanitaria: con una specifica cadenza periodica, pubblica sul proprio sito una lista di numerosi interventi di prevenzione consigliabili ai cittadini, creando una sorta di pagella virtuale in cui viene attribuito a ciascun potenziale esame un range di voti che va dalla lettera A alla lettera D.
Il sistema di valutazione è di facile comprensione: tutti gli interventi categorizzati sotto la lettera A saranno quelli che verranno considerati indispensabili per la salute della gente; al contrario, le altre lettere rappresenteranno rispettivamente il diminuire dell’importanza dei test clinici e dell’urgenza con cui questi dovranno essere effettuati, offrendoci così una vera e propria scala di rilevanza delle patologie.
Lo screening per la depressione si è aggiudicato una “B”, stesso voto dato ad esami diagnostici considerati al giorno d’oggi fondamentali come la mammografia. Un dato che fa riflettere sul modo in cui certe patologie vengano erroneamente discriminate e prese poco seriamente. La depressione ne è un esempio lampante; fanno pensare a fondo i dati stimati dall’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, che solo nel 2015 ha individuato 350 milioni di persone colpite dalla malattia che diventa così la più diffusa al mondo.
I destinatari dell’indagine sono tutti gli adulti con un’ età maggiore di 18 anni, le donne incinta e nella seguente fase post partum e tutti coloro che non si sono mai sottoposti ad un controllo preventivo, sebbene in quel dato momento si presentino come asintomatici. Secondo gli studiosi, non sarà solamente lo screening a diagnosticare la presenza effettiva della patologia ma anche la presenza di quelli che vengono da loro definiti come fattori di rischio e che possono incidere sulla salute e la psiche di una persona in maniera silente quali la presenza di altre malattie, eventi particolarmente rilevanti successi in tempi passati e lo stile di vita condotto dalla persona in questione. Sviscerando e studiando a fondo la questione, la USPSTF, nella pagine del Journal of American Medical Association raccomanda caldamente il test, volendo dimostrare come una diagnosi precoce sia certamente più efficace di una pratica clinica tardiva. Una posizione che aveva già sostenuto nel 2009 e che non smette di patrocinare proprio perché in questa maniera i pazienti che risultano essere positivi al test possano essere sostenuti nell’immediato con terapie farma-psicologiche specifiche, riducendo così i casi di ricovero.

Fonte: Healthdesk

 

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