ior-tac-dual-energy-2-1280x853A partire dal 18 aprile, l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna permetterà alla ricerca clinica di utilizzare una nuova e rivoluzionaria piattaforma per stampare in 3D  protesi realizzate e create ad hoc, su misura, per i pazienti che ne avranno bisogno.

Per questo nuovo sistema di Bioprinting bisogna ringraziare il Ministero della Salute e la regione Emilia Romagna che hanno stanziato un finanziamento di ben 2,36 milioni di euro e ne hanno permesso quindi l’inaugurazione, avvenuta proprio il 18 aprile, davanti agli occhi del direttore generale dell’Istituto Rizzoli, Francesco Ripa di Meana, del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, del sindaco di Bologna, Virginio Merola.
Come funziona il macchinario? Grazie all’utilizzo della Tac Dual Energy, è in grado di ottenere delle lastre radiologiche delle varie zone anatomiche su cui bisogna intervenire e di cui bisogna creare la protesi. Il secondo step sarà quello della stampa in tre dimensioni ed i materiali verranno selezionati in base alle occorrenze e alle necessità specifiche della persona e dei singoli casi clinici. Se la ricerca andrà a buon fine, invece di realizzare protesi al titanio (come avviene oggigiorno), si potrà usufruire di materiale biologico; per esempio, alcuni tessuti vengono scelti perché rendono possibile far circolare al loro interno alcune cellule, facendole migrare e differenziandole. Ciò permetterà una diminuzione del rischio di rigetto ed una maggiore integrità strutturale, svolgendo ricerche su costrutti nettamente superiori da usare nell’ambito della medicina rigenerativa dell’apparato muscoloscheletrico e maxillofacciale.
Stando a quanto affermato da Bonaccini, si tratta di un vero e proprio passo avanti nella storia della medicina che dimostra quando stia divenendo sempre più indissolubile il legame tra scienza, ricerca e tecnologia.

La fonte: Il Sole 24 Ore

 

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