MUSICOTERAPIA: COME COMUNICARE CON TE STESSO E CON L’ESTERNO

MUSICOTERAPIA: COME COMUNICARE CON TE STESSO E CON L’ESTERNO

2019-05-14T17:17:12+00:00 24 Aprile 2019|

La World Federation of Music Therapy (WFMT) definisce la musicoterapia come l’uso professionale della musica e dei suoi elementi come intervento in ambienti medici, educativi e comuni, con individui, gruppi, famiglie o comunità che cercano di ottimizzare la loro qualità di vita e migliorare la salute e il benessere fisico, sociale, comunicativo, emotivo, intellettuale e spirituale. Ricerca, pratica, educazione e formazione clinica in musicoterapia sono basati su standard professionali in relazione ai contesti culturali, sociali e politici.

Lo scopo principale che si pone la musicoterapia, è quello di portare il paziente a trovare possibilità alternative di comunicazione con sé stesso e l’esterno. Ciò avviene attraverso una relazione terapeutica basata sull’utilizzo di canali quali il “non-verbale” e quello corporeo-sonoro-musicale. La musicoterapia ha la caratteristica di coinvolgere diverse dimensioni appartenenti all’essere umano, tra cui quella cognitiva, quella motoria e quella pulsionale. La prima concerne la struttura e l’organizzazione dei processi mentali e del pensiero, la seconda riguarda la gestualità ed i movimenti, mentre l’ultima ha a che fare con la sfera emozionale ed affettiva. La musica, i suoni, il suonare uno strumento possono aiutare il paziente nell’elaborazione delle proprie emozioni sia verso sé stesso, sia verso persone importanti della sua vita. Così, tramite la mediazione favorita dalla musica, si evita di minare la relazione terapeutica tra paziente e terapista, tenendo lontane proiezioni di emozioni e affetti negativi su quest’ultimo.

Questo modo di agire dovrebbe aiutare il paziente a distogliere la sua attenzione dalla patologia, spostandola invece sullo stato di quinto benessere, permettendogli di fare nuove esperienze e di esprimersi in maniera esclusiva grazie alla relazione e alla creatività. La musicoterapia ha un’azione preventiva, riabilitativa e terapeutica. Proprio grazie a queste caratteristiche il paziente può sperimentarsi, così da migliorare la propria qualità di vita, in termini di socializzazione, riduzione dell’ansia, dello stress e della percezione del dolore. La salute è il risultato dato dalla relazione e dalla comunicazione della rete interdipendente che costituisce il nostro corpo e che comprende diversi sistemi informazionali, quali genetico, ormonale, immunologico, psicologico, relazionale, sociale, ecc.

La musicoterapia sembra avere un effetto positivo nel trattamento di numerose patologie tra cui diverse malattie neurologiche neurodegenerative come ad esempio l’Alzheimer. Nel dettaglio uno studio, svolto da H.B. Svansdottir and J. Snaedal, ha analizzato l’effetto della musicoterapia sul paziente malato di Alzheimer utilizzando come strumento di valutazione la Behavior Pathology in Alzheimer’s Disease Rating Scale (BEHAVE-AD) che comprende categorie quali: aggressività, ansia, agitazione e depressione. Lo studio è stato condotto in Islanda su trentotto pazienti di età compresa tra 71 e 87 anni con Alzheimer di grado moderato-grave. I soggetti sono stati divisi in due gruppi: il gruppo sperimentale sottoposto ad un totale di diciotto sedute di musicoterapia, ciascuna della durata di trenta minuti tre volte a settimana e il gruppo di controllo non sottoposto ad alcun tipo di modifica rispetto alla terapia abituale. Durante la valutazione si è potuta rilevare una riduzione fino al 30% di tutti i sintomi e successivamente, dopo quattro settimane dalla sospensione della musicoterapia, si è visto un incremento del 15% dei suddetti sintomi. Gli autori, tramite il presente studio, hanno dimostrato che la musicoterapia ha indubbiamente un impatto positivo sugli svariati disturbi del paziente con Alzheimer e, pertanto, essa può migliorare in modo sostanziale la loro qualità di vita.

E’ importante quindi evidenziare che la musicoterapia è focalizzata sul concetto di salute piuttosto che su quello di malattia. Per questo motivo è necessario intendere la salute come un ritmo vitale, un processo continuo tendente all’equilibrio che non può essere automatizzato, ma che implica la possibilità di essere dimentichi di sé. Quando ci si trova in uno stato di salute non si ha la necessità di ricordarsi di stare bene.

Fonte:

World Health Organization (WHO) (2012) Dementia

Guétin S., Portet F., Picot M. C., Pommié C., Messaoudi M., Djabelkir M., Olsen A. L., Cano M. M., Lecourt E., Touchon. J. (2009) Effect of Music Therapy on Anxiety and Depression in patients with Alzheimer’s Type Dementia: Randomised, controlled study. Dementia and Geriatric Cognitive Disorders, 28(1): 36–46.

– Galimberti, U. (2003). Enciclopedia di psicologia. Torino: Garzanti. Citato in Manarolo, G. (2006). Manuale di musicoterapia – Teoria, metodo e applicazioni della Musicoterapia. Torino: Edizioni Cosmopolis

 

 

Autore:

Biologa specializzata in Scienze molecolari, cellulari e fisiopatologiche