In tutte le culture dell’antichità musica e medicina erano strettamente connesse. Il sacerdote, che ricopriva il ruolo di medico (nrd. lo sciamano), era a conoscenza che il l’universo è costituito da note musicali e che la vita dell’uomo è dominata dal ritmo e dall’armonia. 

Sapeva che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che infonde benessere e che nei casi di malattia può addirittura ricostituire l’armonia perduta.

Al giorno d’oggi, i passi avanti fatti dalla scienza, ci permettono di valutare direttamente quali sono le aree cerebrali coinvolte durante l’ascolto di musica. 

Studi scientifici dimostrano che si ottengono ottimi risultati nell’ascolto di musica da parte di pazienti affetti da Parkinson , Alzeheimer,  ritardo mentale, disturbi nell’apprendimento e nella concentrazione ed anche sordità infantile. Il maestro Carlo Alberto Boni, musicoterapeuta dell’Helvetic Music Institute di Bellinzona afferma che “La musica può agire sulle capacità residuali di pazienti geriatrici che hanno perso autonomia e quindi presentano disturbi di tipo cognitivo, o motorio o comportamentale.”

La cosa fondamentale è che il paziente trattato con musicoterapia sia costantemente affiancato dal medico e/o dal sostegno psicologico. A tal proposito la prof.ssa Luisa Lopez, docente di Terapia della Riabilitazione Neuropsicomotoria all’Università Tor Vergata di Roma ci ricorda che ” uno degli insegnamenti fondamentali nella riabilitazione psichiatrica, iniziato nel 1990 sotto altre forme, è stato proprio la musicoterapia. Possiamo usare la musica in tutte le forme di patologia psichiatrica, salvo che qualcuno non ne sia infastidito”, mentre Giuliana Tognola, responsabile dell’Unità operativa semplice “Semi-residenzialità” del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano testimonia come nei loro reparti  “i giovani con problematiche psicologiche affrontano il trattamento con musicoterapia anche come un veicolo di aggregazione tra pari e infatti abbiamo dedicato gruppi di lavoro in particolare a loro”. 

In generale durante l’esperienza musicoterapica, quello che accade al nostro sistema nervoso è affascinante. Infatti vengono attivate specifiche aree che determinano effetti a livello cognitivo, il rilascio di endorfine (riducono la percezione del dolore), di serotonina (determina il miglioramento dell’umore), di dopamina (migliora l’attività motoria), la produzione di immunoglobulina A (potenzia le difese immunitarie) e la vitalizzazione del sistema neurovegetativo.

Il neurologo Giuliano Avanzini, primario emerito dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano dichiara : “Musica e movimento sono naturalmente correlati: a tutti viene spontaneo battere il tempo con il piede durante l’ascolto di una musica e questa attitudine è alla base di comportamenti complessi regolati dalla musica stessa, come marciare a tempo o danzare”.

 

Per approfondire:

Il Corriere

 

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