Una significativo progetto di cui ha recentemente scritto il Corriere della Sera, riguarda la possibilità di affiancare alla medicina tradizionale per curare un neonato prematuro.

Il bambino in questione è ospite presso il reparto di Neonatologia, Terapia Intensiva Neonatale e Pediatria del Verbano dell’Ospedale Filippo del Ponte a Varese, è un bimbo di peso leggero ed ha solo 24 settimane e lotta tra la vita e la morte.
Il progetto, che rappresenta la speranza di aiutare il piccolo prematuro di crescere e svilupparsi normalmente, ha come fautori il dottor Luca Vismara, osteopata, docente e ricercatore ed il dottor Massimo Agosti, neonatologo e pediatra, Direttore del reparto , che insieme alla loro equipe cercheranno di valutare come l’osteopatia possa giovare alla crescita del neonato.

Ad oggi gli osteopati hanno trattato 147 bambini con il solo ed unico obiettivo di consentire loro un sviluppo corretto del sistema digerente, respiratorio, motorio, neurologico ed in generale di tutte le funzioni fisiologiche necessaria alla vita.

I dottori sottoporranno il bambino a dei cicli periodici di 30 minuti a settimana e anche una volta fuori dall’ospedale gli stessi si sono posti come obiettivo di monitorare la crescita fino ai 3 anni.
Afferma a tal proposito il dottor Luca Vismara «Il progetto, iniziato circa un anno e mezzo fa, è ambizioso, ma le basi sono solide, poiché le evidenze scientifiche e le osservazioni cliniche degli ultimi anni hanno dimostrato che l’osteopatia riduce i tempi di degenza ospedaliera del prematuro. Noi siamo partiti proprio da qui. Il nostro obiettivo, ora, è monitorare la crescita del bambino a breve e a lungo termine, cioè fino ai 3 anni, così da capire se il trattamento manipolativo osteopatico, con la sua stimolazione “intelligente”, influenzi positivamente l’apparato digerente, respiratorio, motorio, neurologico, insomma il benessere del piccolo».

Si tratta sicuramente di un progetto difficile ed ambizioso ma che pone le basi per ulteriori e futuri sviluppi dell’osteopatia. E ci si chiede anche se tale disciplina che dal 2007 è ritenuta secondo quanto affermato dall’OMS una medicina non convenzionale basata sul contatto manuale nella fase di diagnosi e trattamento potrà un giorno, a fronte di questi ed ulteriori studi, entrare a far parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Per approfondire: Il Corriere

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