PET THERAPY: CRESCONO I CONSENSI DAGLI OSPEDALI ITALIANI

PET THERAPY: CRESCONO I CONSENSI DAGLI OSPEDALI ITALIANI

2015-09-08T07:48:14+02:008 Settembre 2015|

Nonostante si tratti ancora di iniziative di singole strutture, la regione Emilia Romagna e la regione Toscana da tempo si sono mosse per introdurre all’interno degli ospedali, cani addestrati per la Pet Therapy

Sostanzialmente si tratta di un sistema terapeutico innovativo, basato sull’interazione uomo paziente – animale, che ha dato fino ad oggi ottimi risultati in termini di recupero del malato. Gli animali “aiutano a mantenere il contatto con la vita quotidiana e ci si motiva a curarsi bene per tornare a casa”.

 

Recentemente anche la città lombarda di Bergamo ha dato il via libera alle terapie negli ospedali anche grazie ad un particolare evento accaduto all’ospedale di Firenze, in cui un bambino coinvolto nell’incidente auto che è costato la vita ai suoi genitori, nonostante fosse fisicamente in salute, dallo shock e la tristezza non mangiava più. Il via del tutto eccezionale fecero entrare un cane addestrato per la terapia in ospedale e fu un successo, tanto che il bambino riprese a mangiare e uscì dall’ospedale.

“Così abbiamo anche proposto ai pazienti di farsi visitare dai propri animali di famiglia, ovviamente seguendo una serie di regole” ha spiegato Andrea Messeri, responsabile della terapia del dolore del Meyer. ” Avere vicino il proprio cane, del resto, fa ancora più bene che giocare con quelli addestrati”. Maria Chiara Catalani, vicepresidente della SISCA, Società Italiana di Scienze del Comportamento Animale, afferma che avere il proprio animale domestico vicino in un momento di dolore  “intanto mantiene contatto con la vita quotidiana e motiva a curarsi bene per tornare presto a casa. La festosità del cane in generale, ma in particolare del proprio, è importante emotivamente. E tra l’altro la visita è meno impegnativa rispetto a quella di un parente o una persona cara. Con il cane ci si rilassa e basta, si sta insieme in tranquillità”.

Chiaramente per procedere con l’inserimento di un animale in una struttura ospedaliera, è necessario chiedere sempre il parere ai medici e anche il permesso degli altri degenti, cosa che nella quasi totalità dei casi viene accordata. Sono tantissimi a considerare preziosa la presenza degli animali.

 

Per approfondire

http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/salute/2015/09/04/news/il_cane_in_corsia_dal_padrone_cosi_lo_aiuta_a_guarire_prima_-122224604/?ref=fbpd

http://www.pettherapyitalia.it/

 

 

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Il cane in corsia con il padrone: “Così lo aiuta a guarire prima”

di MICHELE BOCCI


ore 17.39 del 4 settembre 2015

 
 

 Da Firenze a Bergamo via libera agli animali domestici in ospedale: “Aiutano a mantenere il contatto con la vita quotidiana e ci si motiva a curarsi bene per tornare a casa”

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COME un vecchio amico o un parente che va a salutare chi si trova in un momento difficile della sua vita. Per vedere come sta, per fargli coraggio. Con passo felpato, Fido sta attraversando sempre più spesso i corridoi degli ospedali italiani. Entra nelle pediatrie a strappare sorrisi, nelle medicine ad alleviare il dolore o nelle geriatrie a farsi accarezzare.

 I reparti si stanno lentamente aprendo alla presenza di animali. L’ultimo caso è quello di Treviglio, in provincia di Bergamo, dove l’azienda ospedaliera ha dato il via libera a cani, gatti, conigli. Già da tempo si sono mosse Regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna, che hanno addirittura adottato delibere per regolare l’accesso degli animali da compagnia. È facile vederli entrare in ospedale a Reggio Emilia, a Ferrara, a Firenze, a Prato, a Pontedera. Ma si sono mossi anche a Mestre e al San Martino di Genova. Impossibile avere un censimento, perché spesso si tratta di iniziative di singole strutture, magari avviate dopo la richiesta di un malato che non riusciva più a stare senza il suo amico fedele. È stato un fatto drammatico, ad esempio, a segnare la svolta per l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, che pure era stata una delle prime strutture italiane a fare pet therapy , già nel 2000. Qualche anno fa un bambino coinvolto in un gravissimo incidente nel quale aveva perso i genitori si trovava in rianimazione. Migliorava ma non mangiava e non parlava per lo shock. I medici hanno provato con un cane, non il suo, ma un animale addestrato per l’assistenza. Solo per quel paziente hanno infranto la regola secondo la quale le terapie intensive sono off limits per gli animali. E ha funzionato. Da allora il pediatrico ha deciso di puntare sulla presenza dei cani, gestiti da un’associazione che si chiama Antropozoa. Tutti i giorni entrano nei reparti a visitare i malati.

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«Così abbiamo anche proposto ai pazienti di farsi visitare dai propri animali di famiglia, ovviamente seguendo una serie di regole — spiega Andrea Messeri, responsabile della terapia del dolore del Meyer — Avere vicino il proprio cane, del resto, fa ancora più bene che giocare con quelli addestrati». Maria Chiara Catalani, vicepresidente della Sisca, società italiana di scienze del comportamento animale, spiega che con il proprio animale accanto «intanto si mantiene contatto con la vita quotidiana e ci si motiva a curarsi bene per tornare presto a casa. La festosità del cane in generale, ma in particolare del proprio, è importante emotivamente. E tra l’altro la visita è meno impegnativa rispetto a quella di un parente o una persona cara. Con il cane ci si rilassa e basta, si sta insieme in tranquillità». Chi è più sereno sente meno il dolore, e ha un rapporto migliore con il personale sanitario, come è stato visto negli ospedali che hanno aperto le porte. Ci sono però regole da rispettare. Intanto non si possono aprire tutti i reparti. Le terapie intensive ma anche le unità coronariche o le chirurgie non sono adatte a causa del rischio di infezioni. Comunque si deve trattare di esemplari sani. I cani devono essere puliti prima dell’ingresso e tenuti al guinzaglio corto. Gli altri animali entrano generalmente in gabbia. Bisogna poi chiedere sempre il parere ai medici e anche il permesso degli altri degenti. Capita di rado che questi ultimi dicano di no. Sono tantissimi a considerare preziosa la presenza degli animali.

 

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