PSORIASI: QUANTO INCIDE L’ EMOTIVITÀ SULLA NOSTRA PELLE?

PSORIASI: QUANTO INCIDE L’ EMOTIVITÀ SULLA NOSTRA PELLE?

2019-02-07T09:37:12+00:00 4 febbraio 2019|

Molte volte a seguito di eventi che hanno segnato la nostra vita, la nostra pelle si riempie di macchie, non si tratta di un semplice problema estetico, ma di una condizione con pesanti ripercussioni anche sulla vita sociale e di relazione. La pelle, infatti, influenza considerevolmente l’immagine di sé e condiziona i rapporti interpersonali e sociali.

La qualità della vita, in generale, ne risulta spesso compromessa in modo significativo: il marcato disagio fisico può condizionare diverse aree della vita dei pazienti: il sonno, la produttività lavorativa, le più disparate attività quotidiane possono subire ripercussioni o limitazioni. Tra il cervello e la pelle esiste una specie di “corsia preferenziale”, poiché entrambi originano dallo stesso foglietto embrionale. Risulta quindi più semplice capire perché lo stress sia implicato in maniera marcata nello sviluppo e nel peggioramento di molte patologie della pelle.

Nella maggior parte dei casi, inoltre, si instaura un vero e proprio circolo vizioso, in quanto i problemi alla pelle diventano essi stessi fonte di stress.  A livello ormonale, l’eccessiva produzione di cortisolo e altri ormoni, caratteristica della fase di stress, condiziona la secrezione di sebo. Di conseguenza, la pelle già grassa risulta più incline all’insorgenza di problematiche come l’acne.

Inoltre, lo stress può peggiorare situazioni preesistenti, come la psoriasi e l’eczema o portare ad altre forme di irritazioni cutanee come la dermatite e macchie della pelle.  Anche la conseguente vasocostrizione comporta alcuni effetti facilmente individuabili: il tessuto cutaneo appare meno nutrito, il volto cambia colore e risulta più pallido.

Esistono diverse manifestazioni fisiche alcune più evidenti altre meno, e anche molto diverse da persona a persona una di queste è la psoriasi. Questa patologia è un’infiammazione cronica e recidivante della pelle che colpisce circa 80 milioni di persone nel mondo e, secondo le stime, il 2-3% della popolazione europea.

Si manifesta attraverso la comparsa di chiazze rosse e spesse, accompagnate da squame grigiastre (cosiddette “placche”), che causano pruriti continui e bruciori. La loro estensione è estremamente variabile da soggetto a soggetto e compaiono con maggiormente su aree ben definite, come le piante dei piedi, le ginocchia, il cuoio capelluto e i gomiti. 

In alcuni casi le loro dimensioni possono essere di proporzioni e gravità tali da limitare fortemente il soggetto nello svolgimento della sua normale esistenza, sia per gli inestetismi sia per il prurito e il bruciore che ne derivano.

Per quanto riguarda il ruolo dello stress nell’insorgere o nell’aggravarsi di questa patologia, studi recenti hanno dimostrato che i pazienti affetti da depressione presentavano alti livelli di fattori pro-infiammatori come il TNF-alpha e IL-6. Lo stress può far emergere da uno stato latente o peggiorare la depressione tramite l’attivazione di meccanismi pro-infiammatori, utilizzando le vie del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Dal momento che la psoriasi è una malattia infiammatoria cronica, e che le molecole pro-infiammatorie vanno a peggiorare il quadro clinico della malattia, è chiaro come lo stress assuma un ruolo fondamentale nell’aggravarsi della psoriasi.  In aggiunta l’esclusione sociale e la discriminazione sono psicologicamente devastanti per le persone che soffrono di psoriasi e per le loro famiglie. Non è la psoriasi in sé a causare l’esclusione: è la reazione della società a essa a creare in gran parte stigma e isolamento.

 

Fonte: Pubmed